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Scritti eretici. Articoli, frammenti, schegge di libri corsari. Le Monde Diplomatique 2004/2015

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Scritti eretici. Articoli, frammenti, schegge di libri corsari. Le Monde Diplomatique 2004/2015

Nota fuori margine

Le recensioni di libri sono riprese qui come sono apparse in Le Monde Diplomatique tra il 2004 e il 2015, e altre proposte nella versione originale. Un ringraziamento fraterno, amoroso, complice va a Geraldina Colotti, compagna di strada, che ha accolto i nostri scritti con amichevolezza e, sovente, li ha anche migliorati con i suoi interventi redazionali.

Per chi scrive a un certo grado di qualità ed è stato allevato nella pubblica via, come me, ha partecipato a molte congiure contro l’ordine esistente e non ha veramente ambito a nessuna verità che non sia quella inadeguata ai miei gusti e alle mie idee… è inusitato non essere di parte, più ancora esercitare lo studio delle lettere senza pensare che ci vuole dell’insolenza ad immaginare che ci si possa ribellare contro l’infimo casellario della cultura dello spettacolo.

Come scriveva un mio amico espulso dall’Italia per attività sovversive negli anni in cui i potenti conoscevano la paura che essi stessi avevano provocato negli esclusi: “Non ho veramente ambito ad alcuna sorta di virtù, tranne forse a quella d’aver pensato che solo alcuni crimini di un genere nuovo, di cui certamente non si è potuto udire nel passato, avrebbero potuto non essere indegni di me” (Guy Debord). La storia la scrivono i vincitori che la storia non ha ammazzato.

Quanto ai miei amici più intimi… molti di loro hanno soggiornato in diverse prigioni, alcuni per reati politici o crimini di diritto comune. Ho quindi conosciuto e amato solo poeti, ribelli e poveri. A memoria di ubriaco non ricordo altri anni più belli di quelli vissuti fino in fondo nella grande festa libertaria del ’68… quell’anno anche i vini e le marmellate vennero più buoni… e quel Maggio rosso ha segnato anche le stagioni più belle della nostra vita.

Non siamo interessati a farci comprendere fino in fondo, tuttavia ciò che abbiamo cercato di scrivere è l’essenziale e anche se spesso siamo stati mal compresi, ci siamo fermamente tenuti sul confine del dicibile, limitandoci a dire che i gitani, gli anarchici, gli uomini in rivolta, i frequentatori di utopie considerano a ragione che la verità non vada mai detta che nella propria lingua, perché in quella del nemico regna la menzogna, l’impostura e la mediocrità. Ancora oggi stimiamo più un operaio che cade sotto i colpi di fuoco della polizia, di un politico che s’impicca nel suo conto in banca. La stupidità governa l’universo ma lo stupore e la meraviglia che sostengono uomini e donne a battersi per la conquista di una società di liberi e uguali ancora riporta alla creazione dei nostri eccessi, e nei nostri sospiri estremi c’è sempre quel desiderio di bellezza e di giustizia sconosciuti nella civiltà dello spettacolo che si spegne. Per noi che facciamo parte della confraternita dei sediziosi che si oppongono al letamaio di speranze inginocchiate a valori e morali degni solo di sputi… non ci sono equivoci, o si è cani perduti senza collare o servi inebetiti di sermoni e codici che da secoli hanno edulcorato la nostra fame di giustizia… per avere un posto onorevole nella politica, nella chiesa o nella finanza dello spettacolare integrato, bisogna essere dei commedianti, dei buffoni o dei sudditi, rispettare le forche delle caste ed archiviare generazioni d’infelicità. A un certo livello di imbecillità politica, dottrinaria, sapienziale, ogni franchezza diventa indecente… l’indignazione segue il cammino inverso della ragione imposta e la vita quotidiana addomesticata sarebbe intollerabile senza le forze eversive che la negano. Quando i popoli si accorgeranno della loro fame di bellezza, ci sarà la rivolta nella strade della terra. Riprendere dall’inizio.

Avvertenza

Ogni parola, frase o frammento di questo pamphlet possono essere copiati, manipolati o détournati senza l’obbligo di citare né l’autore né l’origine del saccheggio. Il primo atto di libertà è nato con il primo gesto di disobbedienza. La sovversione non sospetta del migliore dei libri… cioè il valore d’uso che contengono… è quella della carta da parati e le pagine più riuscite di ogni adulatore del pensiero riciclato… si prestano bene per incartare patatine fritte o alimentare il fuoco dei guitti in amore dispersi sulle spiagge d’inverno o sulla via delle nuvole… Siamo di quelli che hanno debuttato dalla propria fine… che hanno conosciuto il fascino degli estremi e si sono fermati a parlare con le stelle tra baci al profumo di tiglio e l’odore della dinamite… Per la libertà, come per l’amore, non ci sono catene… solo passioni, desideri, piaceri, sogni indecenti che figurano l’arborescenza di un’epoca dove ciascuno è all’altezza della propria mediocrità o della propria bellezza.

Pedro Luis Raota. Sulla fotografia dell’assurdo

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Diane Arbus. L’Angelo nero della fotografia in anarchia

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James Natchwey. Sulla fotografia del dolore e le lacrime dei vinti

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LIU XIA: Sulla fotografia dei diritti umani

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