Naviga per Categoria

E.M. Cioran. Antologia del ritratto

Inserito da serrilux

E.M. Cioran. Antologia del ritratto

Adelphi, 2017, pag. 309, Euro, 15,00

Ancora uno scritto di Cioran, ancora una fulminazione autoriale di un filosofo dell’eresia, o come ha scritto Mario Andrea Rigoni nel suo Per Cioran — “uno gnostico irriducibile, un solitario non compromesso con l’esistente” —. In questo libello/pamphlet (o piccolo dizionario epistolare) Cioran allestisce una galleria di “ritratti” scritti da autori come Madame du Châtelet, Rivarol, Talleyrand, Madame de Staël, Benjamin Costant, Alexis de Tocqueville, François-René de Chateaubriand, Saint-Simon o Grimm… veri e propri schizzi su personaggi dell’epoca, sovente velenosi, altre volte curiosi o aneddotici… tutti o quasi che riportano a vivere gli intrighi, gli amori, i tradimenti di nobili, intellettuali, artisti o cortigiani di un tempo dove l’ironia si rovesciava in saggezza o in personale indignazione… un modo di scrivere e una maniera di vivere che suscita, oltre all’ammirazione diaristica, anche l’istrionismo e la libertà recriminata non solo come valori letterari ma, almeno per alcuni, distruzione di icone o miti visti come reggenti di illusioni. E, come sappiamo, proprio da Cioran, la caduta degli idoli si porta dietro anche il crollo dei pregiudizi.
La prefazione di Cioran è un piccolo trattato di filosofia dell’esistenza… una scrittura passionale che riassume i ritratti dell’antologia… qui, come in molte massime e memorie disseminate nel libro, si riconosce l’eleganza dell’espressione, l’asciuttezza dello stile, lo sguardo ereticale dell’analisi che riporta la persona al centro delle proprie miserie o fulgurazioni… Cioran sostiene a ragione che questi scritti sono esercizi di pudore (o il contrario), coltivazioni di squisitezze certo, ma anche autopsia di una società senza risorse né desideri, che non crede più a nulla, nemmeno nei propri privilegi.
Cioran non è incline al dispotismo della letteratura né alla mascheratura della politica, quale che sia, e appoggiandosi a Tocqueville cita: “Quello che chiamo spirito letterario in politica consiste nel ricercare ciò che è ingegnoso e nuovo più di ciò che è vero, nell’amare ciò che fa scena più di ciò che serve, nel mostrarsi sensibilissimo alla bella rappresentazione e alla bella recitazione degli attori, indipendentemente dalle conseguenza dell’opera, e nel decidersi infine sulla base di impressioni piuttosto che di ragioni”. Sembra un analisi della crema intellettuale e dell’incompetenza politica dell’Italia ai nostri giorni. La decadenza dell’ammirazione, del resto, ha sempre suscitato moti di rivolta, financo rivoluzioni, e ha sconfitto tempi di noia e di desolazione.
L’autorità dei puri e dei fanatici prolifica nell’esercizio della tolleranza, dice Cioran, e i barbari travestiti da ideologi imperversano in affari pubblici e privati… per Cioran (e in molti “ritratti” che leggiamo), “una società che gode senza freni né vergogna del benessere soccombe ai primi colpi che le si assestano: sguarnita di ogni principio di vita, senza nulla che le permetta di resistere alle forze che l’assalgono, cede al fascino della morte”. Tutto vero.
Lo stile del Settecento fa pensare a una caduta nella perfezione, nella non-vita, sostiene Cioran, a una risonanza stilistica sorvegliata e censurata da una specie di Inquisizione della limpidezza… dopo la Rivoluzione rigidità e compiutezza divennero meno rigorose, meno pure, ma la lingua (francese e non solo) guadagnò in naturalezza quel che perdeva in perfezione: “Per sopravvivere, per perpetuarsi, aveva bisogno di sciogliere le briglie e di corrompersi, di arricchirsi di molte scorrettezze e improprietà nuove, insomma di passare dal salotto alla strada” (Cioran). Antologia del ritratto è una sommatoria di osservazioni ai margini dell’esistenza, un sabotaggio della parola che invita a scendere a patti col diavolo, con dio o col silenzio. Qualche volta con le turbolenze dell’anima in volo. Chi vive per la società vive contro di lei, diceva… e sono i moralisti (e la coscienza dell’esaustivo e del difforme) che spianano il terreno al crollo di ogni sistema autoritario.

Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 19 volte ottobre, 2017

Nota fuori margine
Le recensioni di libri sono riprese qui come sono apparse in Le Monde Diplomatique tra il 2004 e il 2015, e altre proposte nella versione originale. Un ringraziamento fraterno, amoroso, complice va a Geraldina Colotti, compagna di strada, che ha accolto i nostri scritti con amichevolezza e, sovente, li ha anche migliorati con i suoi interventi redazionali.

Danilo De Marco. Sulla fotografia di resistenza e insubordinazione

Danilo De Marco Danilo De Marco Danilo De Marco Danilo De Marco

Pedro Luis Raota. Sulla fotografia dell’assurdo

Pedro Luis Raota Pedro Luis Raota Pedro Luis Raota Pedro Luis Raota

James Natchwey. Sulla fotografia del dolore e le lacrime dei vinti

James Natchwey James Natchwey James Natchwey James Natchwey