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L’AMATA E L’ASSASSINO. MALIZIA E INNOCENZA DEL CINEMA

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L’AMATA E L’ASSASSINO. MALIZIA E INNOCENZA DEL CINEMA

di Luigi Faccini e Marina Piperno, Ippogrifo Liguria, 2010, pp. 314, Euro 20

Ci sono libri che sono pietre e spaccano o incrinano le banalità e i confortori della cultura dello spettacolo… L’amata e l’assassino. Malizia e innocenza del cinema, di Luigi Faccini e Marina Piperno è uno di quei testi che restano e ai quali si torna sempre. Si tratta di un volume di saggi sul cinema e, più ancora, sulla politica del cinema di un regista tra i più importanti della storiografia cinematografica italiana e della sua compagna, la prima donna “produttore” del cinema indipendente del nostro paese, la “regina del low budget”. I nomi che hanno scritto per questo importante volume sono tanti e tra i quali ci piace ricordare Alberto Barbera, Stefano Della Casa, Sandro Bernardi, Piero Spila, Morando Morandini, Sauro Borelli, Franco Prono… le penne migliori insomma della critica che conta… i testi sono forti, senza mezze misure, tutti improntati a sostenere o sviscerare la filmografia e la letteratura di Luigi Faccini… autore tra i più combattivi, ostici, ribelli al mercimonio delle idee (non solo sullo schermo), corsaro di cinema, ladro d’amore e d’anarchia che non si è lasciato intimorire dalla censura del mercato o dalla dittatura del silenzio operata dai funesti demiurgi del potere contro i suoi film, senza tuttavia riuscirci.

L’intera opera filmica e narrativa di questo “scorridore ligure” (Morando Morandini) non ha eguali nella nostra terra di miseria culturale e la costruzione etica ed estetica che fuoriesce dai suoi lavori attraversa un’intera epoca segnata dalla rivoluzione gioiosa del Maggio ’68 fino alla restaurazione dell’autoritarismo e al recupero di ogni forma di civiltà autentica dei nostri tempi. In un’intervista straordinaria di Antonio Medici e Piero Spila, Faccini traccia la sua cinevita e ciò che ne esce è un trattato di cinema in forma di poesia (e di semiologia dell’immagine) di rara bellezza autoriale. Ancora. I film di Faccini, sovente premiati nei festival internazionali, non trovano spazio nei circuiti “normali”, tuttavia niente e nessuno ha potuto impedire la visione dell’estrema bellezza di Niente meno di più, Nella città perduta di Sarzana, Notte di stelle, Ladro di voci, Inganni, Donna d’ombra o Giamaica… l’intensità e l’eloquenza di questi film debordano dallo schermo e manifestano una lotta disperata contro l’evidenza di un sistema politico che giustifica i profittatori del terribile.

L’amata e l’assassino. Malizia e innocenza del cinema non è un libro innocente… malizioso sì… anche insolente, specie quando Faccini s’inalbera contro i poteri dominanti… l’ironia libertaria, la parola cinica, l’invettiva del carbonaro maledetto non lo turbano… semmai lo rendono vivo e bello… non vuole essere né vittima né complice di tanta mediocrità… sa bene che chi aspira al consenso, al successo, all’idolatria dei media e anche il primo ricettacolo di una società senza domani. La libertà, del resto, non è un bene per tutti, e rari sono quelli che possono rifiutare il vuoto e l’orrore. La maggior parte del cinema italiano, come sappiamo, è riconducibile a un crimine di leso linguaggio, a un crimine contro l’autenticità dolente dell’umanità. L’ombra e la grazia che fuoriesce dalla poetica del cinema di Faccini e dalle pagine del suo libro, infrangono il velario della miseria ordinaria e tutto ciò di cui il lericino parla, scrive o filma diventa pane, pietra, acqua… e libera un egualitarismo “aristocratico” teso a rompere le regole del gioco.

Questo libro ha la capacità di illuminare la vita concreta di un cineasta, filmaker, cantore degli ultimi… i compagni di strada dei quali parla sono tutti quelli che non hanno voce ma difendono la verità, la giustizia, il bene comune… dai suoi libri, dai suoi film, dal suo sorriso ludico non si esce mai come prima e ciascuno porta con sé i pugni in tasca e una filosofia del piacere, della sensualità, del desiderio erotico anche… che si richiamano a una vita autentica, che è tanto più umana quanto più è libera. Faccini non tratta di geni, eroi o santi… racconta l’esistenza ferita degli uomini, delle donne, dei ragazzi affogati nelle “periferie invisibili” pasoliniane e l’epifania della sua lettura del mondo si raccorda con l’autobiografia che l’accompagna. L’amata e l’assassino. Malizia e innocenza del cinema è un libro che ci aiuta a ben vivere come a ben morire. È la “confessione” in fieri di un uomo che non ha tradito le proprie origini, le proprie idee e la propria dignità. Ogni esistenza autentica implica l’uscita dal sacro, la fine di un’epoca della cialtroneria è tutta qui e nella scintilla cha dà fuoco al culto degli idoli e alla religione della merce. La storia dell’arte presuppone l’inginocchiatoio o la rivolta. La bellezza è una forma estetica che non ha chiesto nulla e ha diritto a tutto. Come la libertà.

10 volte marzo 2010

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