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L’ARTE DI GIOIRE. PER UN MATERIALISMO EDONISTA

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L’ARTE DI GIOIRE. PER UN MATERIALISMO EDONISTA

di Michel Onfray, Fazi Editore 2009, pp. 333, Euro 18,50

Sotto il cielo accademico della filosofia è apparso un filosofo francese di grande talento e insolenza autoriale, Michel Onfray. I suoi saggi sono molti e tutti contribuiscono a rompere i muri della saccenza e dei saperi consolidati. L’arte di gioire. Per un materialismo edonista, è un viaggio tra le pieghe della storia e della quotidianità di grandi pensatori. Onfray ha la capacità e la disinvoltura di passare da Platone a quanti hanno dissertato e mai pratico la filosofia del corpo, la libertà dello spirito e ci trasporta nella corrente libertaria dei cirenaici, gnostici licenziosi, fratelli del Libero Spirito, libertini eruditi, pensatori irriverenti a tutto come Nietzsche, De Sade o Fourier. Il pudore muore con l’innocenza, dice Onfray, e l’edonismo è l’arte del disprezzo.

La filosofia dionisiaca o del piacere di Onfray in questo libro è addossata al corpo e all’energia che lo percorre, lo abita e l’ossessiona. “Quanto più il corpo è abitato da interrogativi, dubbi, domande, tensioni, tanto più costringe la carne a risolvere questi conflitti”, scrive Onfray. Tutto nasce o muore nel principio del piacere. Il raggiungimento della gioia, per il filosofo francese, è nella ragione delle passioni trasversali, dei tragitti ludici, nei godimenti concreti. Una filosofia dionisiaca o edonista è innanzitutto la confessione del corpo, sostiene Onfray. E allora De Sade, Nietzsche, Rousseau ed Epicuro sono intrecciati, toccati dalla grazia ereticale di Onfray e lasciati lievitare sull’altalena dei desideri di ogni poeta della trasgressione non sospetta.

Nella galleria degli edonisti si incontrano “esibizionisti, ubriaconi, pederasti, sodomiti, monache e monaci atei, musicisti vagabondi, medici in esilio, libertini in galera, sognatori di città ideali, mangiatori di sperma, poeti che muoiono di indigestione o si battono a duello, travestiti che si cospargono di profumi. Sono gli stessi che professano l’ateismo, il materialismo, il vitalismo, l’estetismo. Hanno scelto il banchetto contro l’Accademia o l’Università” (Michel Onfray). Hanno compreso, forse, che la pelle dell’asino o del reale, merita di ogni attenzione.

L’arte di gioire è una sorta di manifesto sull’amore autentico dell’uomo, della donna per l’umanità intera. Un’opera che si pone contro la gerarchizzazione dei saperi e dei piaceri e mostra che al fondo dell’edonismo praticato c’è la fine del sacro. La filosofia edonista coniata da Onfray si fa beffe di ogni potere e invita a praticare la libertà senza sensi di colpa. A liberarsi di tutti i dogmi e i falsi moralismi che regolano e calpestano i diritti dell’uomo, della donna e godere nell’istante ciò che è possibile realizzare. L’edonista non ha stato né patria né religione, l’uomo e i suoi piaceri o i suoi dolori sono la misura di tutte le cose. La dissolutezza libera più dell’ascesi verso qualunque simulacro e solo la trasvalutazione dei valori può permettere agli uomini e alle donne di ritrovare la strada che porta alla loro liberazione e alla conoscenza della comunità che viene.

28 volte settembre 2009

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