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RUBARE PER L’ANARCHIA

Inserito da serrilux

RUBARE PER L’ANARCHIA

di Jean-Marc Delpech, Elèuthera, 2012, pp. 159, Euro 14

Il libro di Jean-Marc Delpech, Rubare per l’anarchia, ovvero la singolare guerra di classe di un sovversivo della belle époche, è un vivace racconto della vita di Alexandre Marius Jacob, un ladro che faceva la guerra ai ricchi. Delpech ripercorre i 156 furti commessi contro la borghesia del tempo, i suoi amori, le sue idee di libertà e la pratica del principio di Pierre-Joseph Proudhon, “La proprietà è un furto”. Non è però un lavoro apologetico, semmai il resoconto di un ladro che non riconosceva a nessuno di giudicarlo e non chiedeva né perdono né indulgenza per le sue azioni estreme.

Appena ragazzo Jacob si imbarca come mozzo su una nave da carico, a 16 anni inizia la militanza anarchica, poi forma la banda “I lavoratori della notte” e comincia ad essere l’incubo di banchieri, prelati, magistrati, uomini d’affari (non solo francesi). Al processo che lo condanna (anche per omicidio di un poliziotto) a vent’anni di lavori forzati nell’inferno della Caienna (Guyana francese), esprime il suo credo politico e si fa beffe dei magistrati: “Preferisco essere un ladro che un derubato. Anch’io condanno il fatto che un uomo s’impadronisca con la violenza o l’astuzia del frutto del lavoro altrui. Ed è proprio per questo che ho fatto la guerra ai ricchi, ladri che rubano ai poveri. È stata questa la mia rivoluzione”. Sottolineava che quelli che producono tutto non hanno niente e chi non produce niente a tutto.

Il marsigliese sopravvive alla galera e torna libero nel 1927 (dietro la spinta di una petizione popolare). Lavora come venditore ambulante nella provincia francese, tuttavia non si fa mancare nemmeno la partecipazione (marginale) alla Rivoluzione sociale di Spagna (1936-1939). S’innamora ancora, di Josette, moglie del suo amico migliore… questo non impedirà a Jacob di mettere fine alla propria vita nel 1954 (dopo avere offerto un pranzo a una decina di bambini di Bois Saint Denis).

Jean-Marc Delpech, in una scrittura serrata, quasi diaristica, figura le gesta di questo inossidabile ribelle, riporta i viaggi in mezzo mondo, le avventure galanti, i colpi audaci (che molti romanzieri dell’epoca trasformeranno in libri di successo, come il gazzettiere Maurice Leblanc e il suo patetico Arsenio Lupin), ma Jacob è altro… il suo grimaldello era messo al servizio della lotta sociale e nella sua Dichiarazione al processo del 1905 dirà: “La lotta cesserà solo quando gli uomini metteranno in comune le loro gioie e le loro pene, il loro lavoro e la loro ricchezza, quando tutto apparterrà a tutti… il diritto di vivere non si mendica, si prende”. Il 10% delle sue rapine era utilizzato per sostenere la stampa libertaria.

Lo storico francese ricostruisce con sapienza filologica il cammino accidentato dell”onesto scassinatore” e anche attraverso le sue parole ci fa conoscere da vicino la figura singolare di un anarchico individualista che considerava le chiese solo imprese commerciali, i militari assassini di Stato e i nobili, i politici, i giudici dei saprofiti che vivono a totale detrimento delle classi lavoratrici. Delpech si affida alle date, agli eventi, all’accaduto e lascia negli occhi del lettore una seminagione di nomi anche illustri (come Louis-Ferdinad Céline, che della sua opera più importante, Viaggio al termine della notte, Jacob è stato il primo lettore). Rubare per l’anarchia è un pamphlet che porta a riflettere su un uomo che credeva nell’ordine senza potere e per questo ha pagato per anni — con la privazione della libertà — la propria utopia. Giustizia è detta.

30 volte ottobre 2012

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