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OPERE CINEMATOGRAFICHE DI GUY DEBORD

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OPERE CINEMATOGRAFICHE DI GUY DEBORD

Bompiani, 2004, 20 euro

«Non voglio conservare nulla di quest’arte superata, se non forse il controcampo sulle idee passeggere di un’epoca» scriveva Guy Debord (1931-1994). Il filosofo dell’utopia situazionista, uno dei maestri meno amati dalla macchina/cinema, è anche autore di un pugno di film maledetti. «Sì, mi vanto di fare un film con qualsiasi cosa – scriveva – e trovo divertente che se ne lamentino coloro che hanno lasciato fare qualsiasi cosa di tutta la loro vita». Le Opere cinematografiche di Debord erano scomparse dalle librerie da oltre vent’anni. Giravano in fotocopia, però. Le anime curiose, in qualche modo, hanno così potuto leggere le sceneggiature di uno dei più grandi affabulatori del cinema di trasgressione. L’interesse culturale e l’amorevolezza di Alice Beker-Ho Debord, Elisabetta Sgarbi, Enrico Ghezzi ne hanno ora permesso la riedizione. La traduzione delle sceneggiature si discosta dalla «vecchia» versione di Arcana, ma il libro mantiene la sua originalità. I curatori lo hanno ingrossato con note, contratti, allegati supplementari, scritti tratti dalla rivista Internazionale Situazionista,utili a una conoscenza più approfondita dei «film di carta» di Debord. C’è inoltre un breve saggio di Asger Jorn, Guy Debord e il problema del maledetto, di notevole bellezza. L’introduzione di Ghezzi, «Guy Debord con(tro) il cinema», è una visione sapienziale, un rizoma di arguzie tecniche e tematiche che lega Debord a Kubrick, Welles, Sukorov (e chissà perché a Monteiro e Carpenter…). Ghezzi deborda schegge di liberazione surrealista, rilegge Debord con la passionalità del compagno di strada o di osteria e sembra dire che non bisogna abbattere la disumanità dell’uomo ma andare a minare alla radice il sistema che lo ha allevato, educato, omologato nella civiltà dello spettacolo. Il cinema che fuoriesce dalle sceneggiature di Debord è quello bandito, clandestino, sovversivo, una cinescrittura di frontiera che non partecipa al gioco: Il cinema è morto. Passiamo al dibattito, diceva. Debord si uccide il 30 novembre 1994, ma scompare soltanto l’uomo… le sue idee volano ovunque nei cuori innamorati della libertà… e quando il sogno di un uomo diventa il sogno di tanti è già storia.

Dicembre, 2005

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