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OBBEDIENZA E LIBERTÀ. CRITICA E RINNOVAMENTO DELLA COSCIENZA CRISTIANA

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OBBEDIENZA E LIBERTÀ. CRITICA E RINNOVAMENTO DELLA COSCIENZA CRISTIANA

di Vito Mancuso, Fazi Editore, 2012, pp. 202, Euro 15,00

Il libro di Vito Mancuso, Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana, è un testo coraggioso, a tratti anche impudente, imperniato sul primato della coscienza contro gli imperativi all’obbedienza della Chiesa cattolica. Mancuso, vogliamo ricordarlo, è autore di opere di forte impatto innovativo sulla concezione cristiana della fede (che lo hanno reso inviso nelle alte sfere del Vaticano). La vita autentica, Io e Dio o L’anima e il suo destino sono un percorso intellettuale che si chiama fuori dal coro parassitario, gerarchico della Chiesa di Roma ed esprimono la liberazione dell’intelligenza di fronte ad ogni sorta di idolatria oscurantista che poggia su secoli di menzogne perpetuate dalla liturgia cattolica contro le verità (negate) della storia dell’uomo. Obbedienza e libertà è un libro scomodo. Mancuso non teme di disfare l’edificio dottrinale della “chiesa di Cristo” che fonda sul primato dell’ortodossia un potere sconfinato e addirittura riconosce il Papa come emanazione diretta di Dio. Mancuso sostiene che è più importante il riconoscimento della libertà individuale che la sottomissione a un qualsiasi apparato di potere. La verità e il diritto alla differenza sono il cammino (non necessariamente cristiano) verso il raggiungimento della vita piena.

La “libertà di coscienza” in materia religiosa è cosa antica (Gioacchino da Fiore o la Chiesa dei poveri della Teologia della liberazione in America Latina), si ritrova anche nelle carte Giovanni XXIII (per i libertari è pane quotidiano), altri “porporati” ne hanno fatto merce di scambio e l’hanno esclusa dai loro interessi economici, politici o, più semplicemente, utili alla dottrina stabilita e connivente con i potenti della terra. Ancora nella casta dei vescovi c’è chi afferma: “Se qualcuno dice che il Dio unico e vero, creatore e Signore nostro, non può essere conosciuto con certezza grazie al lume naturale dell’umana ragione attraverso le cose create: sia anatema”. Il Magistero ecclesiastico non ha mai dimenticato le forche né i roghi e nella dottrina stabilita il governo delle anime passa attraverso la genuflessione, la galera o, incidentalmente, il crimine organizzato.

Mancuso dissemina lungo il libro una messe di citazioni finissime e non teme di incrociare i destini degli eretici con quelle dei santi. “Al potere, a ogni tipo di potere, quello ecclesiastico compreso, non interessa l’uso limpido e disinteressato della ragione… C’è una verità che libera e c’è una verità che schiavizza. Per giungere alla verità che libera occorre chiedersi in modo autentico che cos’è la verità (mentre la verità che schiavizza sa sempre già a priori che cos’è la verità)”. La verità del potere è menzogna, scrive più volte il teologo, l’affarismo politico dello Stato Vaticano si interpone tra anima e coscienza e si erge a eterno destino degli uomini tutti.

Obbedienza e libertà è un autentico manifesto di “teologia ereticale” in contrasto con la “coscienza” cattolica imperante e Mancuso in appendice non si lascia sfuggire la tentazione di redigere un elencario di italiani uccisi in quanto “eretici”, a partire da Arnaldo da Brescia, canonico agostiniano, impiccato e bruciato a Roma il 18 giugno 1155, passando per Giordano Bruno, di Nola (Napoli), frate domenicano e filosofo, bruciato vivo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, fino a Gertrude Maria Cordovana di Caltanissetta, terziaria benedettina, bruciata viva a Palermo il 6 aprile 1724; insieme a lei fra Romualdo (Ignazio Barberi), di Caltanissetta, frate agostiniano, accusato di quietismo.

Lo scritto di Mancuso si oppone al principio di autorità della chiesa di Roma e i “vicari di Cristo” sono sovente accusati di efferati delitti e manipolatori di verità costruite a scopo di sottomettere individui e popoli al potere del “sacro”. La dogmatica cattolica è sviscerata in passaggi singolari e Mancuso, a ragione, sostiene che la fine dell’intolleranza si avrà soltanto con il raggiungimento della verità, della bellezza e della gioia di una vita autentica, dentro e fuori della chiesa di Roma. E — come sappiamo da George Orwell —, nell’epoca dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

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