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LO SPECCHIO DELLA MEMORIA. FOTOGRAFIA SPONTANEA DALLA SHOAH A YOU TUBE

Inserito da serrilux

LO SPECCHIO DELLA MEMORIA. FOTOGRAFIA SPONTANEA DALLA SHOAH A YOU TUBE

2008, di Ando Gilardi, Bruno Mondadori, pp. 136, Euro 17,00

Lo specchio della memoria, fotografia spontanea dalla Shoah a You Tube, di Ando Gilardi, è un grande libro di politica della fotografia… qualcosa che mancava nel giardino olezzante della cultura iconografica ed è nel contempo un atto di accusa contro la politica dei poteri forti del passato e del presente… è un libro che si pone contro tutte le forme di tirannia e aperto a tutte le libertà, anche le più estreme… Gilardi dice che il “pane della verità” è sempre amaro e la bellezza dell’esistenza è sempre sul bordo della disobbedienza.

Gilardi scrive dell’iconografia della Shoah come pochi e avverte che i criminali e gli spettatori del crimine non hanno scampo, e non ci sono giustificazioni storiche sotto le quali seppellire le loro coscienze intrise di sangue innocente… assassini e complici sono rivelati dalla moltiplicazione delle immagini dei campi di sterminio diffuse nel mondo attraverso la rete spontanea di You Tube e nessuno può più dimenticare questo specchio della memoria. I guerrafondai di Israele non c’entrano… quando parlano le armi, come a Gaza (in questi giorni), vuol dire che le parole sono state sconfitte e i bambini continuano ad essere uccisi dalla vigliaccheria e dal silenzio reale dei governi forti… al fondo del pensiero ereticale di Gilardi ci sono Hannah Arendt, Martin Buber o Walter Benjamin… e l’odio affilato contro le scene di caccia che sporcano l’umano.

Il libro è fatto come un “album di famiglia”… il testo di Gilardi, frizzante, ironico, libertario fino a toccare la bellezza più estrema della libertà di un uomo, come di un popolo, non risparmia nessuno, né le sommatorie della storia, né la cultura asservita ai monatti del potere, né la polizia (Judenrat) arruolata fra gli stessi ebrei dei ghetti che, sovente, era complice di efferati delitti rimasti impuniti. Così Gilardi: “Da migliaia di anni l’Arte e la Scrittura sono le ali di cerca che l’uomo usa e abusa per fuggire da quello che è, per coprire quello che fa: per nascondersi non apparire. Invece «le» Shoah, perché ve ne furono assai, sono la prova migliore. Chi potrebbe negarlo? Nemmeno la Poesia e la Musica possono più mentire… Dopo millenni, nel xx secolo, nel cielo grigio di un ghetto polacco la Fotografia ha sciolto la cera della cultura”, per sempre. Nelle camere a gas è finito anche il linguaggio (sosteneva, a ragione, Adorno) e con il linguaggio sono stati bruciati anche il diritto di avere diritti degli indesiderabili della terra.

Lo specchio della memoria è diviso in tre parti e un’appendice che riguarda un Dizionario minimo dei fotografi della Shoah. Gilardi apre il suo lavoro sulle impronte “spontanee” come “epifania della storia” (immagini prese da fotografi appassionati o soltanto dilettanti incuriositi) dal 1939 al 1945, che hanno permesso alle grandi potenze di occultare o censurare lo sterminio sistematico degli ebrei. La seconda parte riguarda l’amplificazione dell’iconologia della Shoah attraverso You Tube e (tra gli altri) la visione secca del genocidio ebraico di storici come Shmay Even Yehuda… le immagini che Gilardi commenta commuovono ancora ed è difficile dispensare il perdono di fronte a tante ferocia istituzionalizzata, benedetta e protetta da governi e chiese che si sono autoassolti da tanta ferocia. La chiusa del pamphlet accorpa le visioni toccanti di fotografi conosciuti e altri occasionali che hanno raccontato una delle vergogne più profonde che ancora galleggiano nelle coscienze dell’interna umanità.

22 volte gennaio, 2009

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