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Odissea (The Odyssey, 2026) di Christopher Nolan

Inserito da serrilux

Odissea (The Odyssey, 2026) di Christopher Nolan

Anatomia di un film che non ha capito che la vita vera è un miracolo che la stupidità distrugge.

A Stefano, Agostino, Pier Paolo,
i tre moschettieri malinconici della bellezza come arte e come giustizia…
poiché sanno che l’arte autentica è un paesaggio sconfinato per diffondervi la loro grazia scontrosa.

“Come piedistallo avrete un letamaio e come tribuna un armamentario di tortura. Non sarete degni che di una gloria lebbrosa e di una corona di sputi”.
E.M. Cioran

“Quando la violenza è legge dello Stato, la resistenza e l’insurrezione sono legittimi”.
Huckleberry Finn

Prologo sul nostro scontento… nell’anno 2026 di mia vita sono andato a vedere Odissea di Christopher Nolan in un cinema sotto le stelle… siccome da tempo parlo di cinema solo con gli asini, perché mi trovo bene in loro compagnia e ho smesso di discutere con i critici/velinari della macchina/cinema… tutti scribi proni a sostenere le favole hollywoodiane in cambio di qualche dollaro e/o passerella sul tappeto rosso dei festival… penso che la manifattura della stupidità è diventata irrimediabilmente sistema… i dilettanti, i lusingati, i demiurgi dell’arte, come quelli della politica o gli impostori delle fedi monoteiste… predispongono una valanga verbale, iconografica o del linguaggio digitale che soffocano le vere realtà e offrono mitologie al posto di verità scomode… gli uomini vanno a votare come le mosche alle merde e sono sostenuti dalla vigliaccheria della politica e della creatività… le strade sono disoccupate dai sogni, Ulrike Meinhof di Germania, diceva… e tutti si abbeverano ai manuali di insensibilità.

Nulla sfugge alle competenze assassine della società del controllo… Nietzsche, Proust, Baudelaire, Rimbaud o la Banda Bonnot sopravvivono alle fluttuazione delle mode e la loro lucida follia è dovuta alla generosità della rabbia giovane mai ammainata. Il lirismo della negazione li lega alla risoluzione dei congiuntivi imperfetti e si chiama fuori dalla furfantaggine delle belle frasi, diceva… la poetica della separazione è svincolarsi dalle ideologie, dalle dottrine e dal mercato delle idee attraverso il Witz (battuta di spirito o motto di arguzia), mostrare che una qualsiasi opera d’arte deve frugare nelle ferite della società, anzi deve provocarle e rappresentare un pericolo per l’imperio della prostituzione intellettuale.

Va detto. Non mi trovo in accordo nemmeno con pubblici tele/video/cinematografici che adorano il miscuglio di banalità e apocalisse che è la storia inscatolata in merci che fanno dell’arte, non solo del cinema, l’insudiciamento universale del pensiero critico e dell’omicidio della poesia nella politica dell’affare… questa genia di glossatori è frutto di un insania burocrazia del profitto installata nelle masse e caduta in un deliquio dei cervelli che agognano il codice penale per ogni insorgenza di bellezza e di giustizia. Non ho mai ascoltato un professore, un artista o un operaio sindacalizzato senza rimpiangere le storie sulla Resistenza, sui tradimenti dei partiti, sulle imposture delle chiese che mi raccontava un ubriacone da taverna semianalfabeta che conosceva Dante a memoria… poiché “il mondo è un giardino di demenza, di cui è difficile non gustare i frutti” (E. M. Cioran), occorre coltivare le distanze… esprimere una critica della separazione, smettere di essere complice o vittima delle infezioni e dei precetti dello Stato… combattere la deliquescenza dei valori e passare, con tutti gli strumenti utili, a detronizzare la perversità dell’ottimismo guerrafondaio, gli entusiasti della carneficina impersonale e spazzare via il protettorato del fanatismo al potere.

C’era una volta e una volta non c’era il poema epico di Omero, l’Odissea, nel film omonimo di Christopher Nolan… ora… noi che siamo visionari, squilibrati, anarchici, situazionisti-plagiatori fino all’assassinio di tutte le belle arti… non c’importa un cazzo se Nolan ha fatto un film filologico, storico o interpretativo della tragedia omerica… ciò che ci piace è ripudiare la marmaglia delle religioni ebraiche, cristiane e islamiche, dei saperi accademici, delle politiche dei mercati del cinema (e ovunque un uomo bastona un altro uomo), poiché ne sappiamo troppo per crederci ancora… frugate attentamente nelle opere d’arte sostenute da saprofiti che investono soldi su un artista come nel traffico delle armi, sostenuti dai fondi dello Stato e dall’imbecillità delle folle… solo gli stupidi continuano a prenderle sul serio!… siccome facciamo parte della Confraternita della bottiglia e degli artisti col passamontagna che hanno fatto della loro vita un’opera d’arte… pensiamo che il film di Nolan non sia piuttosto brutto e inutile, ma qualcosa che ha a che fare solo con il box-office. I 250 milioni di dollari spesi per produrlo (a cui si aggiungono 150 milioni per il marketing) sono stati un efficiente disegno mercantile che porterà premi Oscar e un vasto merchandise che andrà dalle magliette col cavallo di Ulisse a mutande marca Penelope, a preservativi firmati Agamennone… ai bambini sono riservati lecca-lecca Telemaco, zainetti con i giganti-Lestrigoni o vestitini effigiati con Elena di Troia nera… una mercanzia da deficienti… i prebendari della sinistra, specialmente, hanno visto nel film di Nolan un lessico convulsivo della certezza… dove dio, patria e famiglia, in ultimo, assolvono Ulisse, il regista e gli spettatori. Non si può vedere l’Odissea di Nolan senza mettersi apertamente a ridere o sbadigliare su qualche millennio di isteria collettiva. A proposito… quando alcuni giornalisti ci hanno chiesto cosa avremmo potuto fare con i 400 milioni di dollari (complessivi) dell’Odissea… abbiamo risposto: avremmo buttato fuori a calci in culo i sionisti dalla Palestina!

L’Odissea di Nolan ha abbacinato la critica servente internazionale… i grandi giornali hanno tessuto l’audacia, la serietà, la generosità, lo stile di questo epigono di Stanley Kubrick, privo di originalità… qualcuno in questa italietta catto-fascista e della sinistra al caviale ha visto nel film di Nolan un’opera di “magnitudo visiva impressionante”(?!)… le “veline” della produzione americana non sono avare di compensi e spianano la strada a un film a tratti inguardabile. Ma vediamo da vicino questo film maestoso grazie anche alla straordinaria interpretazione del suo formidabile cast (?!), scrivono… il miglior film dell’anno dovuto a Nolan e ai suoi collaboratori che hanno costruito una macchina cinematografica strana, temibile e innovativa (?!), dicono… la critica del The New York Times è la più nostalgica, afferma che Odissea «è un’anomala produzione di un grande studio che Nolan ha riempito di star e lucidato a specchio, trasformando un poema di 3000 anni in un film intelligente e profondo con il fascino della vecchia Hollywood». Una verità che non sia abbellita dalle favole è più difficile da sostenere della macchina/ cinema hollywoodiana ammantata di illusioni… i cortigiani sono pagati apposta per dispensare stellette a film che devono incassare, il cinema non c’entra nulla… poiché il cinema in forma di poesia è “verità 24 volte al secondo” (Jean-Luc Godard). Hollywood ha sempre preferito figurare la fata più che la strega e fare della nuda visione dell’esistenza l’occhio ingannatore della verità tradita o affogata nel bacio finale.

L’Odissea di Nolan ripercorre in parte le vicende dell’eroe della guerra di Troia, Ulisse (Odisseo)… a Itaca i pretendenti di Penelope guidati da Antinoo vogliono costringerla a scegliere uno di loro, salire sul trono di Ulisse ed escludere il giovane figlio Telemaco. Il servo cieco Emulo e il vecchio cane Argo sono sono i soli che credono nel ritorno di Ulisse… il ciclope Polifemo si mangia qualche marinaio di Ulisse prima di essere accecato… i Lestrigoni (giganti) distruggono quai tutta la flotta di Ulisse e la maga Circe trasforma i naviganti in maiali. Nell’Ade (il regno delle anime) Ulisse incontra l’ombra di Sinone (non compare nell’Odissea di Omero ma nell’Eneide di Virgilio) che lo accusa di averlo sacrificato per vincere la guerra di Troia… Agamennone, assassinato al suo ritorno in patria dalla moglie Cilitennestra (che insieme a Egisto avevano ucciso Cassandra, ma nel film di Nolan non c’è)… Tiresia, il veggente cieco del regno dei morti predice a Ulisse che solo lui sopravviverà al viaggio verso Itaca e i suoi compagni saranno destinati a morire per volontà degli dèi. Ulisse sfida gli dèi e cerca di salvare i suoi uomini… affronta le Sirene (cantatrici marine) di Scilla e Cariddi… si fa legare all’albero della nave e ordina agli uomini di mettere la cera nelle orecchie… passano davanti al mostro/gorgo di Scilla e muoiono solo sei uomini. Zeus (il re degli dèi Olimpi), dio del cielo e governatore del tuono, scatena una tempesta che distrugge la nave. Tutti gli uomini muoiono e sopravvive solo Ulisse… la ninfa Calipso lo raccoglie sulle spiagge dell’isola di Ogigia… lo droga con i fiori di Loto, s’innamora di lui e lo trattiene per sette anni… Nolan evita di far vedere i rapporti sessuali di Ulisse non solo con Calipso, anche con la maga Circe e con Penelope dopo il ritorno dell’eroe a Itaca e la strage dei Proci, che sono il sale sensuale dell’opera di Omero… un certo puritanesimo aiuta a strappare più biglietti al botteghino. Nolan taglia via dal film anche i Feaci, il mitico popolo che accetta Ulisse nell’isola di Scheria… la principessa Nausicaa trova Ulisse sulla spiaggia, gli dà cibo e vestiti e lo introduce alla reggia d’oro e bronzo di re Alcinoo e la regina Arete che lo accolgono nel rispetto della xeina (la legge sacra dell’ospitalità).… i Feaci sono grandi navigatori e le loro navi sono prive di timone… guidate direttamente dal pensiero… vivono una vita felice in un’isola pacifica, libertaria se vuoi… sono graditi agli dèi e amano la danza, la musica e i banchetti… i Feaci forniscono a Ulisse una nave veloce e cibo per tornare a Itaca.

Nel finale della sua Odissea, Nolan stravolge il mito di Omero… Ulisse non trova la riconciliazione né la pace definitiva nella sua Itaca, ma lascia il trono a Telemaco (sempre sostenuto da Atena, dea della saggezza, della strategia e protettrice di Ulisse e di suo figlio Telemaco) e sceglie l’autoesilio con Penelope…. una sorta di espiazione contro la violenza della guerra, forse. Per Omero, Penelope riconosce Ulisse quando gli descrive il letto nunziale, intagliato in un ulivo vivo e fanno l’amore dopo vent’anni di lontananza. Chiudiamola qui… poco importa se Nolan non è stato fedele all’opera di Omero… chi se ne frega di rispettare un autore foss’anche un immortale… ciò che importa è saccheggiare qualsiasi forma d’arte e farne una cosa diversa e propria. Il film di Nolan è una baracconata mercantile e (con i produttori) l’ha fatta passare per un evento nella storia del cinema… vero niente. Basta vedere l’asciutto film di Uberto Pasolini (fotografato in maniera magistrale da Marius Panduru), Itaca-Il ritorno (2024), per comprendere che l’arte del cinema è da un’altra parte, non certo a Hollywood. Itaca-Il ritorno è costato intorno ai 20 milioni di dollari e ha incassato circa 3,7 milioni di dollari… il pubblico non sembra aver gradito l’essenzialità filmica di Pasolini… gli entusiasti dello spettacolo non scelgono: il loro entusiasmo ha già scelto per loro, prima di loro. Nell’inventario delle opinioni altrui vi si trovano comitati per stigmatizzare l’ossessione del fasto e armigeri della morale da droghieri… che Don Chisciotte, Alice nel paese delle meraviglie e il piccolo rivoluzionario Gavroche de I miserabili di Victor Hugo, ci preservino dalle persone perbene.

L’Odissea di Nolan, come abbiamo già detto, è un produzione (complessiva) da 400 milioni di dollari e ha incassato, in pochi mesi dall’uscita, oltre 1,35 miliardi nel mondo (benché vietato ai minori di 17 anni negli Stati Uniti). Il kolossal di Nolan è girato con cineprese IMX 70mm a 15 perforazioni, 610 chilometri di pellicola, animazione animatronica con pupazzi meccanici, trucchi prospettici (specchi), droni… la fotografia, firmata da Hoyote van Hoytema, è impastata di grigi-bluastri e marroni che soffocano il film in neri ripetuti… basta andare a vedere alcuni film in technicolor fatti da grandi artigiani dello schermo tra gli anni ’30 e ’50… per capire la magia del cinema attraverso la fotografia… occorre passare dalla bellezza estetica di La maschera di cera(1933) di Michael Curtiz, La leggenda di Robin Hood (1938) di Michael Curtiz e William Keighley, Il mago di Oz (1939) di Victor Fleming, Narciso nero (1947) e Scarpette rosse (1948) di Emeric Pressburger e Michael Powell, Il fiume (1951) di Jean Renoir, Cantando sotto la pioggia (1952) di Stanley Donen e Gene Kelly o La donna che visse due volte (1958) di Alfred Hitchcock… qui il colore del technicolor è davvero un canto di voluttà visiva.

La musica di Ludwig Göransson (vincitore di tre premi Oscar per Black Panther (2019) di Ryan Coogler, Oppenheimer (2024) di Christopher Nolan, I peccatori (2026) di Ryan Coogler) è la forza trainante del film… Göransson intreccia flauti a doppia canna, lire, gong, suoni da metalli di recupero e antichi cori dell’isopolifonia albanese… il risultato è talentuoso e sostiene il film in tutte le sue cadute strutturali… il montaggio affidato a Jennifer Lame, premio Oscar per Oppenheimer, è una sorta di abbecedario da saga televisiva… tempi lunghi, scorciati sui primi piani e tagli visivi giocati sull’azione per accattivare le platee agganciate alle inquadrature magniloquenti di Nolan, architettate sul fantastico fino a sfiorare l’horror… l’Odissea di Nolan, insomma… è un cattivo esercizio di stile… poiché non c’è niente di più falso dell’eroe che torna al focolare, meglio immortalare i pazzi coronati che affascinano le folle.

Dell’attorialità di Odissea: Matt Damon figura un Ulisse legnoso, scialbo, armato di spada vagasul set del film, come un venditore di palloncini sulle spiagge in cerca di un compratore… Tom Holland è un Telemaco appena uscito sconfitto da un master chef (non avrebbe sfigurato in un corso per camerieri, il cinema non sembra proprio il suo lavoro)… Anne Hathaway fa una Penelope anonima, senza grazia, asessuata e un po’ tonta… Robert Pattinson è Antinoo e s’accorda bene agli strabuzzamenti visuali dei saltimbanchi circensi… Lupita Nyong’o fa Elena di Troia e Clitennestra più false delle copertine di Vogue, Vanity Fair o un calendario Lavazza… Samantha Morton s’inventa una Circe che appare poco più di una lavandaia stanca… Charlize Theron lascia sullo schermo una Calipso più spenta delle idee del regista e senza un filo di erotismo… Agamennone rimanda ai supereroi degli albi a fumetti… Polifemo è una brutta copia di La mummia (1932) di Karl Freund… i giganti-Lestrigoni si agitano come i robot regalati ai bambini a Natale… nemmeno Argo fa il cane… quando Ulisse lo accarezza, muore. Finiamola qui… l’Odissea di Nolan è un pastrocchio milionario che non ha nulla a che fare col cinema epico di John Ford o Erich von Stroheim o Jean Renoir, Nolan è un pensatore d’occasione… quasi un pastore reticente o un martire irrealizzato che davanti a un tribunale degli angeli sarebbe destinato al paradiso degli stolti o dei commedianti dell’irreparabile.

Nolan dice che il suo film è ispirato alla traduzione dell’Odissea di Emily Wilson (classicista britannica e professoressa alla University of Pennsylvania, prima donna a tradurre l’Odissea di Omero in lingua inglese nel 2017)… la quale, in una recensione pubblicata sulla London Re view of Books (riportata da Rollingstone, 28 luglio 2026), scrive che il film contiene la «consueta combinazione di grandiosità e superficialità» del regista, ma che «manca di molti degli elementi che rendono grande il poema» (…) «Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e la vita della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini» (…) «Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La struttura narrativa è un espediente. La sceneggiatura è pessima. Nessuno dei personaggi ha motivazioni convincenti per ciò che dice o fa. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo ha un aspetto orribile» (…) «Mi vergognerei, però, di aver scritto anche solo una parte di questa sceneggiatura». Amen e così è. Il successo tormenta soltanto gli assassini, i santi e gli eroi… i grandi poeti sguazzano nell’imperfettibiltà e chi canta il colore dei dollari è sempre un impostore… il cinema mercantile non è che una sfilata di falsi assoluti… una successione di templi innalzati a dei pretesti, diceva… ogni film riceve un visto di sozzura dalle grandi produzioni e riproduce un genealogia del fanatismo in ogni anfratto sociale. L’equivoco del genio compreso è vicinanza con i pezzenti che lo erigono a simulacro sacralizzato (nella musica i The Beatles o i Rollingstone ne sono un fulgido esempio)… i Vangeli della merce sono senza scrupoli… nazioni di bottegai e i sublimi squallori dei parlamenti rientrano nel campo della patologia… i piazzisti di culture hanno preso il posto dei boia e le opere che sostengono hanno meno valore della vita intima delle mosche. Buona visione.

Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 27 volte agosto, 2026