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Tomboy (2011), di Céline Sciamma

Inserito da serrilux

Tomboy (2011), di Céline Sciamma

“L’oppressione sociale poggia sull’esistenza di apparati di governo permanenti e distinti dalla popolazione,
e precisamente gli apparati burocratico, militare e poliziesco”.
Simone Weil

Sì il cinema fa male al cervello e alla salute quando è un prodotto di bassa lega… i film davvero profondi non hanno bisogno d’essere inzeppati di originalità, sono originali! Un regista capito è un autore senza valore! Non c’è niente di più comico che uscire dal cinema (o da un video) senza avere quel minimo di disprezzo che occorre a distinguere il falso che è bello dal brutto che è falso! Diamine, quasi tutti gli scritti di Shakespeare sembrano concepiti con un boccale di birra in mano! eppure Bakunin ne approfittava sia della birra che di Shakespeare, forse… e se non era lui Kropotkin certo sì… insomma… il cinema è un flauto magico o un requiem della vita socialmente dominata nello spettacolo o la sua sovversione… chi ammazzare se non il cinema, chi più del cinema merita questo trattamento?… al cinema, come nella fattoria degli animali dove i maiali hanno fatto la rivoluzione e istaurato un nuovo regime — “Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri” (George Orwell) —. I divi d’ogni arte hanno bisogno di ammiratori, non di spettatori che se la ridono alla grande per la loro insignificanza! Il cinema libera la testa, anche! specie quando fa dell’estetica del disinganno, il principio d’ogni disobbedienza!

Scheda:
Il film di Céline Sciamma, Tomboy (Maschiaccio) è una delicata storia d’amore nella periferia parigina… Laure ha dieci anni e da poco abita nel quartiere… conosce Lisa, la crede un maschietto e Laure dice di chiamarsi Michael… si trova bene in canottiera e pantaloni corti… gioca a calcio con i ragazzi e quando deve fare il bagno con loro, taglia il suo costume da femmina e c’infila un pene di plastilina… ormai fa parte del gruppo e un giorno si bacia con Lisa… Jeanne intuisce qualcosa di strano nel corpo della sorella più grande… tuttavia aiuta Laure a tagliarsi i capelli ancora più corti… Michael si litiga con un ragazzino che aveva infastidito Jeanne… la madre si accorge del cambiamento di Laure, la rimprovera, la costringe a indossare un vestito femminile e vanno a scusarsi con il ragazzo… e quando Lisa vede Michael infagottato in quell’abito, resta ammutolita, si sente tradita e fugge senza dire una parola.
Laure va nel bosco, si toglie il vestito e riprende i panni di Michael… s’incammina tra gli alberi e incontra i ragazzi che ormai sanno del suo segreto… vogliono vedere se è davvero una femmina… Lisa cerca di aiutarlo… guarda nei pantaloncini di Michel… piange, quasi inerte, smarrito… i ragazzi e Lisa se ne vanno e lasciano Michael nella sua solitudine. Il film si chiude con Laure, Jeanne e i genitori che giocano nel cortile col fratellino appena nato… c’è anche Lisa… guarda intensamente Laure… le chiede come si chiama, “Laure”, dice… non ha più paura di ciò che sente dentro di sé… e nasce qualcosa che va oltre l’amicizia, forse.
La scrittura cinematografica di Céline Sciamma travalica il ritratto lesbico che si porta addosso, segna l’emersione di un sentire che non è seduzione soltanto, piuttosto conoscenza di un amore che si trasforma in conoscenza di sé attraverso il dolore… il pudore del resto muore con l’innocenza disvelata! L’acerba fanciullezza di Laure e Lisa e lo slancio vitale dei corpi in amore, non saccheggiano nessuna morale che li giudica… figurano il disinganno del destino e le affinità elettive d’una dedizione bastano a rivendicare eccessi e meraviglie tutte ancora da inventare, sognare o vivere! Chi si porta dietro troppe imposizioni cessa di frequentare le pulsioni della vita, in cambio di una condizione sociale che riconcilia servi e padroni sul sagrato dell’ideologia, delle dottrine e dell’autoritarismo… e lì muore nel più basso dei cieli!
Meglio dare libero sfogo a tutte le costellazioni sregolate di libertini che battezzare pidocchi e rane col pretesto dell’Apocalisse… la sessualità senza guinzagli è percepibile come effluvio, sapore, parola, toccare l’altro/l’altra… pensare, ridere, soffrire, gioire sono l’immagine/ specchio del sentire… un invito al viaggio verso la felicità. La “mia” natura è una, due, tanti petali d’un medesimo fiore… e ogni amore, qualche che sia e quale sesso ami, è il bruco che diventa farfalla! Non ci sono barriere né confini in amore… al fuoco dell’amore bisogna bruciarsi, per non morire sulla forca dei costumi imposti!
La “diversità” di Laure e Lisa (anche) è nell’inconosciuto che la percorre, che la abita ma non l’ossessiona… un’identità velata, muta, viva! e quando sboccerà in ciò che è, diventerà voce! differenza! verità! Il corpo abitato che interroga dubbi, tensioni, conflitti e coniuga il principio di piacere col principio di realtà. L’amore non fa mai le cose a caso, se è amore! Nietzsche lo sapeva! Dioniso infatti amava e non si chiedeva quale sesso amare! è l’educazione alla colpa e la mortificazione del corpo dell’impostura giudaico-cristiana che ha fissato, condizionato e costruito il carattere della società stabilita… il peccato più grande è la stupidità, Oscar Wilde, diceva… quando è vissuta nella carne dei giorni, ogni forma d’amore acquista un’eccezionale carica di verità.
La sceneggiatura della Sciamma è asciutta, essenziale, quasi un’elegia della sensualità/sessualità liberata… il corpo non tradisce, contiene il linguaggio nascosto del vento tra ciliegi fioriti in giardini di pietre… il corpo androgino di Laure/Michael (interpretata/o da una splendida Zoé Héran) è senza fratture, senza incrinature, senza difetti… è il testimone di una sessualità sferica a venire… non ci sono dietromondi nell’etica amorosa di Laure né disprezzo per nulla che non sia il bigottismo delle “sante intelligenze”! La bellezza “differente” di Laure non inganna… riveste l’indecifrabile fuori da ogni imposizione… è l’immaginario smisurato di tutti i possibili! L’ebbrezza amorosa che ne consegue condanna tutte le sessualità registrate, indirette o mercatali… amare senza chiedersi perché — significa comprendere l’odore del mondo o il suo lezzo! —. Il divieto induce il corpo a sottostare ad una gerarchizzazione dei piaceri e solo una contro-morale dei piaceri priva il sacro d’ogni menzogna!
La fotografia di Crystel Fournier, il montaggio di Julien Lacheray, le musiche di Para One e le inquadrature sciolte, colte, dirette della Sciamma (che ricordano i “racconti cinematografici” di Erich Rohmer e, in parte, di François Truffaut)… affabulano Tomboy in una poetica di amorevolezza o di grazia sul libero amore… un cinema-sguardo che promuove la comunione dei corpi attraverso il sentire… in questo senso l’amore diventa misura del vero, del buono e del bene comune… l’incendio d’amore è la sola dimensione del reale.
La visione dionisiaca di Tomboy emerge in qualche modo dall’impianto generale… la regista non ricorre a turbamenti preordinati né siparietti forzati dove il reale e la stravaganza si mescolano… spoglia l’intera vicenda da pruriti sessuali infantili e lascia accadere il piacere dell’incontro tra due ragazzine… non c’è un fondo profetico né una deformazione liturgica del pervertimento nel film… semmai una semplificazione dei contenuti… i pretesti dei genitori, degli amici, dell’ambiente intorno a Laure e Lisa aderisce, e perfino troppo, a una realtà fondata sulle convenienze… i “difetti” diventato “timbri”, ma non c’è nessuno che non abbia almeno una ferita da leccarsi in corpo… l’innocenza si fonda sulla resurrezione dei corpi e quando l’hai attraversata nessuno potrà mai più essere innocente! E il film della Sciamma si ferma appunto sul sagrato delle idee, non le infrange… la speranza è un diletto dell’impossibile che si fa riflusso del falso e concilia la Bibbia con la frusta e l’abbandono… la santa trinità dell’irreparabile! Solo le grida di sopravvivenza sopraggiungono in aiuto agli indifesi e li strozzano nelle spiegazioni dei profeti.
I ragazzi, più di tutti, sono stranieri a se stessi… si nutrono di esagerazioni ma anche di stupore e meraviglia e non se ne fanno vanto! Non sanno cosa cercare nel mondo e un abbraccio, un bacio o un sorriso sono le cose che più desiderano… che vogliono… che pretendono… e sovente hanno in cambio un oggetto, un rimprovero o uno schiaffo! I ragazzi si amano e non importa da quale sesso sono attratti… e se ne fregano degli adulti che li giudicano! l’educazione familiare, religiosa o sociale… reprime la loro sessualità, ma a ogni giro di vite corrisponde l’accidente, l’attenzione, lo scatenamento di una libertà ereticale che libera la vita! Quando non accade conoscono il male di vivere e subentrano i padri, le madri, i protettori, gli psicologi e i tenutari dell’ordine costituito!… una parata di disadattati che portano l’inferno alla portata di tutti… compresi i folli, gli ingenui e i “quasi adatti”… niente diventa sorpassato e tutto s’arresta sulla soglia del piacere! La voluttà di una sessualità perduta si gonfia nei singhiozzi strozzati e l’incomprensione porta all’umiliazione… a volte uscire dalla vita con un colpo di mano non è una vigliaccheria ma un atto di coraggio senza gloria! il più alto che l’uomo abbia conosciuto fuori da regole e dogmi! Ci vuole del genio per non essere compresi! Un malinteso che da più di duemila anni riporta l’uomo a servo! Ciascuno nasce con un’inclinazione a conoscere il fondo di sé e nessuna insolenza sessuale può essere regolamentata! I censori si somigliano tutti, poiché sanno solo divorare ciò che non comprendono! Il “diverso” è sospetto, anzi colpevole, di tutto ciò che lo circonda! Non appena dice no! è perduto! Sono le buoni intenzioni che uccidono, per indole d’appartenere alla viziosità dei credi, salmi e confessioni! Amare significa trasfigurare le proprie sensazioni in atti di piacere… considerarle sentieri in utopia di una felicità a venire.
In Tomboy — come nel Ritratto della giovane in fiamme, 2019 (interpretato da Adèle Haenel, compagna della regista) —… qui la composizione/lettura risulta fin troppo manierata… la Sciamma rende sovrana la manifestazione dei desideri… il coraggio di vivere la sessualità nella dissipazione del piacere, nella volontà di godimento e in contrapposizione agli imperativi erotizzati della vita quotidiana… in materia di sessualità c’è la pornografia autorizzata, mai l’erotismo di passioni stravaganti o più semplicemente, naturali, pagane, agnostiche! Le ragazzine della Sciamma mostrano che non c’è una strada più epica per arrivare alla pienezza della felicità, oltre a quella degli angeli ribelli! La regista francese coglie il vero in ciò che si nasconde nell’ombra di un’immagine, una frase, una preghiera e lo rivolta, lo stordisce, lo reinventa! Il film comunque resta a metà tra le spiegazioni disammirate di una sopportazione e la volontà di sprofondare nella gioia a vivere il linguaggio personale senza crudeltà! Il cinema che s’affranca alla poesia eversiva della “differenza” è superiore sia alla poesia sia al cinema! La bellezza differenzialista non è un’illusione ma un principio di realtà! Ti vedo! ti amo! ti sogno! tutto qui! il resto è solo adattabilità o mancanza di apertura mentale che riguarda solo il rinnovamento o la genuflessione dei propri errori! Solo là dove c’è un canto d’amore sconfinato, c’è anche la dissennatezza di non volere né padroni né schiavi.

Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 22 volte dicembre, 2020

 

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