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Buen camino, ovvero il trionfo della stupidità (2025) di Gennaro Nunziante

Inserito da serrilux

Buen camino, ovvero il trionfo della stupidità (2025) di Gennaro Nunziante

“Lo stupido è la persona più pericolosa che esista, più del “bandito (…)
Tutti sottovalutano costantemente il numero di individui stupidi in circolazione (…)
La probabilità che una persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica (istruzione, censo o professione). Lo stupido può essere un bidello o un Premio Nobel (…)
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo degli stupidi e dimenticano che associarsi a loro è un errore costosissimo”.
Carlo M. Cipolla

La stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità… la stupidità è distribuita democraticamente e uniformemente, e una massa critica di stupidi (non importa a quale partito o chiesa appartengano), eleggono altri stupidi nei quali si riflettono e sopravvalutano drasticamente le loro capacità intellettive… la stupidità si manifesta attraverso persone incompetenti che hanno una certezza incrollabile nella ragione dominante, è la rinuncia al pensiero critico in favore del conformismo di massa. Del resto, una vita senza stupidità, sarebbe più triste di un parlamento senza iene né buffoni. “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi” (attribuita a Albert Einstein). La stupidità non deriva dalla mancanza di cervello… altrimenti i fascisti, i nazisti, i comunisti e i palafrenieri della civiltà dello spettacolo si sarebbero accorti della loro infinita stupidità… la stupidità è un’assenza del carattere, Robert Musil, diceva… e la stupidità degli esperti, dei burocrati, degli specialisti, dei politici, degli artisti, dei sindacalisti… si manifesta quando l’intelligenza viene usata per sostenere idee fisse, dogmi o ideologie senza senso critico. Lo stupido è qualcuno che perso il contatto con la duttilità del pensiero per seguire ciecamente una religione, una politica, una cultura e integrarsi a un’emozione di gruppo… è una fuga dalla responsabilità di pensare. “Contro la stupidità non abbiamo difese. Né con proteste, né con la forza si può ottenere nulla; i motivi non contano niente. Ai fatti che contraddicono il proprio pregiudizio semplicemente non si deve credere”, sostiene Dietrich Bonhoeffer, pastore luterano e teologo, giustiziato nel campo di concentramento di Flossenbürg per il suo coinvolgimento nel complotto per uccidere Hitler.

Nel cinema italiano la stupidità è figlia della presunzione o delle convenienze… e Checco Zalone è il profeta della stupidità… la mimica infantile e le frasi fatte o stupide di Buen Camino — come quando ironizza su Gaza e le camere a gas — lo confermano il più acclamato tra i comici domenicali di questa italietta catto-fascista, confezionata con la stupidità-complice della falsa sinistra impiccata agli scranni del parlamento… la stupidità è uno strumento di potere che si nutre della stupidità degli individui e viceversa… l’unico antidoto della stupidità è la resistenza individuale. Preferiamo un ubriacone che s’impicca a uno stupido vivo.

In Buen camino, con la regia (si fa per dire) di Gennaro Nunziante, Checco Zalone fa se stesso… cioè un niente che passa dalla Ferrari, carte di credito, abiti firmati e feste stravaganti per il suo cinquantesimo compleanno, a riconquistare la fiducia della figlia Cristal (Letizia Arnò), sul il cammino di Santiago di Compostela… il riavvicinamento avverrà per mezzo di una operazione alla prostata… edificante! Checco Zalone confeziona una serie di mossette facciali, movimenti del corpo, atteggiamenti da tamarro e quando si spoglia degli abiti del ricco, sembra uno spaventapasseri senza uccelli in testa… tuttavia la sua banalità comica intenerisce le platee che determino il suo successo al botteghino… e Buen camino diventa il film con i maggiori incassi di sempre in Italia.

Non siamo andati a vedere il film di Checco Zalone-Nunziante al cinema… l’abbiamo scaricato in modo piratesco dal web… mentre lo vedevamo anche il mio gatto Zorba si è addormentato… di solito quando guardiamo le opere di Buster Keaton, Charlie Caplin o Jacques Tati, alza le orecchie, fissa stupito lo schermo e fa le fusa dalla contentezza… se poi vediamo il film di Luis Buñuel sul cammino di Santiago di Compostela, La via lattea (1969)… si commuove fino a miagolare, specie nella scena dove i guerriglieri anarchici fucilano il Papa.

La narrazione di Buen camino è costruita addosso a Checco Zalone, erede di una fortuna fatta dal padre, ora costretto a letto da una malattia (ma si riprenderà e tornerà al posto di comando in fabbrica, più imperativo di prima). La ex moglie Linda (Martina Colombari), cerca di fare l’attrice, spenta più dei miracoli della Santa Romana Chiesa… e il suo compagno, Terek (Hossein Taheri), è uno scrittore e regista palestinese d’avanguardia… visto poco più di uno scemo. Martina (Mariana Rodriguez) è la fidanzata di Checco Zalone, fa la “gnocca” senza un filo di sensualità (non sfigurerebbe come cameriera estiva che scodinzola in un chiringuito (chiosco da spiaggia) a fare cocktail. Cristal (Letizia Arnò) è la figlia di Checco Zalone (con la quale non ha rapporti) e intraprende il cammino di Santiago di Compostela per cercare se stessa… sbraita, ridacchia, piagnucola in ogni scena, secondo il linguaggio giovanilista… esprime tutte le formule della simpatia, più falsa dei discorsi di un presidente del consiglio. C’è anche Alma (Beatriz Arjona) che accompagna Checco Zalone e Cristal fino a Capo Finisterre… qui Checco Zalone le dice di amarla, ma si scopre che è una suora e finalmente ha trovato l’amore in Cristo (un cerimoniale funebre della sepoltura dello spirito, diceva). Checco Zalone prosegue il suo percorso verso l’orizzonte insieme alla figlia… il finale vorrebbe rimandare (malamente) a quello di Chaplin in Tempi moderni (1952), dove il vagabondo e la monella (Paulette Goddard) si incamminano lungo la strada bianca verso giorni migliori (sul tema musicale /mile, scritto da Chaplin)… qui il regista di Buen camino inserisce un videoclip con Checco Zalone che canta Prostata Enflamada. Roba da “gattate negli occhi”, avrebbe detto mio padre.

A ritroso. Il soggetto e la sceneggiatura di Buen Camino sono firmate da Luca Medici (Checco Zalone) e Gennaro Nunziante… tutto si dipana in una fraseologia figurativa adattata a un pubblico considerato col cervello di dodici anni, Buster Keaton, diceva, contro il cinema mercantile… Checco Zalone, a corto di idee (se mai ce le ha avute), non ci fa ridere, semmai ci suscita un senso di pietà per deficienza poetica e più ancora per latitanza di ironia… questo cinema conforta le platee nell’imbecillità e al culmine del suo fulgore somiglia più al ghigno di un idiota che al buffone (o Fool) di corte di Shakespeare… l’unico a cui è concesso dire la verità al re senza essere giustiziato.

La fotografia di Massimiliano Kuveiller è scialba, senza sussulti cromatici, tipica delle saghe

televisive o dei filmetti alla romana che mostrano le tenebre dell’ignoranza… la satira è un’altra cosa… la satira ha come scopo primario di svergognare il potere e renderlo ancora più vergognoso… non si tratta di una risata fine a se stessa, ma di una forma di critica sociale e politica. La satira sbeffeggia, deride, disdegna i nobili, i potenti, i corrotti e ne rivela gli artefici e le ipocrisie… usa giochi di parole, paradossi, doppi sensi e il linguaggio del corpo come grimaldelli contro l’adulazione del profitto. C’è più verità nei barlumi emozionali di un matto che nei santi dello spettacolo… tutta gente che ha le dimensioni artistiche di un verme.

Il montaggio di Pietro Morana, Nunziante e Medici (Checco Zalone), è una frattaglia di scenette allungate sul personaggio di Checco Zalone e i 90 minuti del film sembrano una durata infinita… si attende la fine del film con la farsa alla gola… che è il grado zero della comicità… poiché la comicità fisica (slapstick) non c’è, e nemmeno la malinconia che ne consegue… come non sapere che “in un mondo senza melanconia, gli usignoli si metterebbero a sputare e i gigli aprirebbero un bordello” (E.M. Cioran)… di Buen camino restano la schiuma di un paradiso forgiato sull’imbecillità e la verità esiliata nel cialtronismo… quando il pensiero dell’irriverenza muore sulla retorica da oratorio, non rimangono che smarrimenti e modelli che conciliano la stupidità col mondo.

Il parco di attori di Buen camino ci lascia indifferenti… a cominciare da Checco Zalone che non esce dalla risata immediata (che qui non c’è) e nemmeno bizzarra… in ogni sequenza interpreta l’adulazione servile e non mette a nudo niente del disagio sociale… è una figura dell’ossequio e dell’umiliazione del personaggio che lusinga se stesso, e sul cammino di Santiago di Compostela incontra la “luce divina”, riconquista la figlia e passa dall’età dell’inganno a quella redenzione, come una bara appesa a un melograno in fiore.

Letizia Arnò incarna i vizi e le virtù al servizio del cielo della giovane figlia Cristal… i sorrisetti compiacenti,, l’attaccamento allo zainetto, l’ingessatura alla gamba, le lacrime per il padre operato alla prostata… forniscono un quadretto epistolare degno di Santa Teresa d’Avila… l’amore per il padre è caratterizzato da un’unione che coinvolge anima e corpo… un abbandono gioioso anche nella sofferenza… ci mancava che dicesse: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi: tutto passa, solo Dio non cambia” o apparisse l’angelo di Santa Teresa che le trafigge il cuore con una lancia dorata fiammeggiante e la unisse all’immenso amore di Dio… Cristal trova il suo angelo sulle spiagge dell’oceano… l’estasi è la stessa… il dolore scava l’unione divina e padre e figlia si ritrovano in un terapia salvifica più grigia dei tetti di Parigi.

Beatriz Arjona (Alma) è una beghina in cerca della fede perduta e ritrovata nel viatico di Compostela… oh cazzo!… porca puttana ladra!… che il Diavolo la fotta!… è combattuta tra l’anima, l’amore e la ragione in Dio!… ma non è una Marguerite Porete (mistica francese) bruciata viva nel 1310 dalla Santa Inquisizione per aver scritto — « Non che l’anima debba peccare, ma che non deve più sforzarsi di “compiere atti virtuosi” per ottenere una ricompensa. La virtù diventa spontanea, non è più un dovere o un comando esterno », e la “piccola chiesa” (il Vaticano) è fatta di leggi, gerarchie e sacramenti, governata dalla Ragione del Dio in terra. La gradevolezza un po’ misteriosa di Alma si specchia nel volto semplice, quasi malizioso di Arjona… però quello che sborda dallo schermo non è l’eresia del “libero spirito” della Porete, ma il mantenimento delle categorie ecclesiali… Alma sveste i panni dei camminatori di Santiago di Compostela e indossa la camicia di forza della suora… Dio è come i ratti su cumuli di spazzatura, tutto finisce in Lui come nella loro fame… e la fiducia incondizionata dei fedeli li porta a prosciugare mari di dubbi, senza mai versare una lacrima per i mali di un mondo ammutolito.

Facciamola finita con Buen camino e tutte le facezie imbarazzanti che contiene… in confronto alla grande comicità — quasi sempre assente nel cinema italiano, levati alcuni guizzi di Totò, Vittorio Gassmann, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Walter Chiari, Vittorio De Sica, Paolo Villaggio, Antonio Rezza… e specialmente i film di Ciprì e Maresco —… Checco Zalone muore d’asfissia ridanciana in un salotto televisivo. A vedere i suoi film si resta più soli che in una fredda soffitta di periferia… è più facile fare la biografia di una nuvola che scrivere del cinema di Checco Zalone… poiché da una nuvola può anche piovere, dall’ilarità di Checco Zalone non può sgorgare che la lebbra istituzionale dell’arte. Tutti i film di Checco Zalone assomigliano ai gemiti di una pulce calpestata dagli angeli. Un solo paradosso di autentica comicità e l’intera impalcatura del cinema-merce salterebbe in aria… ma per il momento il sonno degli spettatori può continuare in maniera del tutto tranquilla, poiché l’immacolata concezione del cinema-merce (checché ne dicano critici del canapè, riviste per donne e manuali di prosperità per anguille da palcoscenico), prosegue la sua marcia spettacolare al servizio dei municipi. Amen e così è.

Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 10 volte febbraio, 2026

Dialogo sugli orologi di Checco Zalone in Buen camino:
“Vedi Cristal, non te l’ho mai detto ma anche tuo papà ha avuto un momento buio. È successo quando avevo venticinque anni, mi ero recato a New York per acquistare il Nautilus 5711, che immagino sappiate è un Patek Philippe che non deve mancare assolutamente in nessuna collezione di orologi. Quando arrivai lì trovai di fronte a me una gioielleria completamente distrutta, bruciata. Addio sogno. Beh, fu un colpo durissimo, però imparai da quel giorno una cosa importante. Quel giorno non lo dimenticherò mai. Era l’11 settembre 2001. Questo per dirti che il buio arriva; però c’è sempre la luce, Cristal, credimi”.