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Krzysztof Kieslowski. Film Blu

Inserito da serrilux

Krzysztof Kieslowski. Film Blu

Film Blu/Film Rosso/Film Bianco. Trilogia dell’amore, della libertà, dell’utopia


Film Blu (Trois couleurs, Bleu), 1993

Film Blu

“Quand’anche parlassi le lingue degli angeli, e possedessi tutti i tesori della terra, se non ho l’amore non sono nulla”. (Un ubriaco in un’osteria di porto della Toscana, diceva).

“Bisogna avere ancora un caos dentro di sé
per partorire una stella danzante”
(Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra).

“Se anche avessi il dono della profezia e della conoscenza, se non ho l’amore non sono nulla”
(Dalla lettera ai Corinzi, Paolo di Tarso)

“L’amore non è amore finché non ci ha bruciato…
e lo puoi capire soltanto quando l’hai perduto
in una notte deserta di stelle, su una panchina
in un giardino d’autunno, su un letto sfatto di odori diversi, su una luce che si spenge sempre troppo presto, sui corpi ammaccati di sogni che volano altrove…  in parole, sguardi, gesti consumati in un giro di tango o nel cazzo disponibile di un negro ubriaco
di bianche dolcezze”.
(Raccolta su una poltroncina sgangherata,
di un cinema della provincia toscana).

I. INNO ALL’AMORE

Ouverture. Disobbedienza e libertà. Al tempo della civiltà dello spettacolo dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità è un atto rivoluzionario, forse… chi conosce l’amore si libera di tutte le costrizioni… è padrone di se stesso e servo di nessuno mai… la filosofia ereticale dell’amore è il senso della libertà che si compie come amore. Il disagio dell’intelligenza è un malessere incompreso o compreso male… rompe dogmi, regole, precetti e afferma il principio del bene (il primato della coscienza) su ogni forma di autoritarismo e moralità dottrinarie, incendia l’autenticità dei sentimenti struccati e abbraccia ogni frammento di vita vera. L’amore rifiuta ogni sorta di sudditanza e pone l’alterità, la bellezza, la giustizia al di sopra di tutte le cose 1. L’amore (sotto ogni aspetto e superamento dei generi) segna la fine di secoli di violenza e sottomissione e fa di ogni uomo, donna in rivolta, il principio di tutte le libertà sessuali (omosessuali, lesbiche, dei “quasi adatti”) conquistate all’incrocio dei venti quotidiani… è lo spirito eversivo della libertà che abita se stessa… in amore tutto è permesso e l’amore è il florilegio di tutte le libertà. L’abuso del paradosso è nelle nostre corde, e anche il diritto al plagio e all’inventare le parole sgrammaticate fanno per noi… la nostra gioia spensierata è incontrare un autore di talento (in qualsiasi arte), che lavora a un certo grado di qualità, e sia abile nell’intrecciare il principio del piacere con il principio di realtà… un poeta, un ubriaco o un folle che m’introduca alla filosofia della lacerazione che riabilita e umanizza per amore della vita. La fascinazione della cenere (nel cinema e in ogni forma d’arte) nega la felicità obbligatoria e mostra che l’abisso tra il genio e il cretino è labile, quanto la credenza diffusa di un buon governo o di un dio giusto… il “moralista” (il politico) è sempre complice dell’aspersorio, della Borsa e del cannone, “laddove incomincia ad esclamare, laddove la sua voce s’infiamma, si direbbe che il genio lo abbandona”2 è sopravanza lo stupido. L’esercizio del potere o la fede in ogni chiesa non si concilia con il rispetto dell’uomo.

Film blu di Krzysztof Kieslowski è un inno alla libertà individuale. Un canto all’amore e alla felicità possibile. È un’opera che interroga la vita quotidiana (da ogni angolazione esistenziale, etica, filosofica). Per Kieslowski la libertà personale va oltre i paesaggi familiari, il mistero dei sentimenti, le trappole del denaro, i ricordi che ritornano nei momenti delle cadute comunicazionali… in questa libertà delle passioni, delle emozioni, dell’amore senza condizioni e più ancora nel raggiungimento della stima di sé… ciascuno può ri/trovare la ricchezza e l’insolenza di esistere. L’amore sconfigge il silenzio. Il tradimento umilia l’amore. La Trilogia dei colori alla quale lavora Kieslowski, è una lettura particolare delle magiche parole/concetti emersi dalla Rivoluzione francese — Blu/Libertà, Bianco/Uguaglianza, Rosso/Fraternità —… dalle quali viene espunto ogni riferimento immediatamente politico per andare a scavare all’interno dell’individuo i timori, i valori, le resistenze o i servaggi del proprio passaggio nel mondo. Film blu è appunto l’apertura di questo grande respiro culturale che lascia alla riflessione di ciascuno, la trasparenza del dolore e i limiti dissodati della paura di vivere. L’amore ignora ogni riservatezza, anzi è l’ingresso ad “un’erotica dell’uso” (Michel Foucault) che riscopre quella mauvaise société della diversità dove l’estremo oltrepassa il linguaggio comune e diviene esperienza interiore, scoperta e ri/appropriazione di sé. La trasgressione dell’amore segna l’apoteosi dell’erotismo e l’abolizione dell’indifferenza ereditaria dei valori correnti… l’amore esiste per essere violato e opposto all’ubriacatura-hard dell’ovvio e dell’ottuso che colpisce la stupidità e la cialtroneria di ogni casta sociale o dottrinaria. Pensare l’amore, è in qualche modo, interrogare la propria inquietudine e dargli una voce, un volto, un sogno. È la verità verso di sé la fonte della qualità in grado di trasformare una vita stupida in una vita bella.

Film blu è il ritratto di una donna (della donna nella sua grandezza passionale e nella sua singolare sensibilità). Sfumatura dopo sfumatura, non solo cromatica ma soprattutto gestuale, impressionista… Kieslowski delinea in Julie il rifugio nella malinconia, il distacco dalla gente, l’impossibilità di liberarsi dai frammenti del passato. Ma anche il ritorno alla ragione, alla quotidianità che ognuno sceglie di vivere… all’emersione da una vita senza più desideri che si ricompone in spazi senza trucchi dove il quotidiano è di vetro, il cammino disseminato di attenzioni, colori, trasparenze e i legami più stretti (affettivi, amicali, sessuali…) divengono ricchezze accumulate nel corso del tempo, dilapidate in un sorriso, in un battito di ciglia, in un bacio sbagliato sotto una luna puttana e ladra di amori. Julie (Juliette Binoche) è la moglie, giovane e ricca di un celebre compositore che sta lavorando alla partitura di “Un concerto per l’Europa”. In un incidente d’auto, il marito e la figlia di quattro anni muoiono… Julie si salva, in ospedale cerca di uccidersi ma non ci riesce. Si butta nella solitudine estrema. Nell’anonimato di un quartiere popolare parigino. La voglia di vivere di Julie è devastata dai ricordi. Dall’eco di memorie che sempre ritornano e (come certi incontri in amore…) fanno di ciascuno una persona più stupida o più intelligente. Julie mette in vendita la casa, distrugge la partitura del concerto, riprende il proprio nome di ragazza e cerca di ritrovare una vita senza lacrime lontano dall’ambiente che frequentava. I momenti più belli e intensi sono quando la notte va a nuotare in una piscina deserta, immersa in un’atmosfera blu o quando comincia a “trovarsi” nella nuova casa, con le piccolezze e le schifezze ordinarie dei vicini. La libertà (come l’amore) è un utopia che richiede la forza delle proprie passioni e l’umiltà di riconoscere i propri limiti. La libertà (come l’amore) nasce là dove ci si libera dall’effimero dell’apparenza e dal peso della sottomissione. Nel “paese della libertà” (come in quello dell’amore) nessuno obbedisce perché nessuno comanda. Julie viene a scoprire che il marito aveva un’amante ed è in attesa di un figlio. Una copia del concerto che aveva gettato nella spazzatura è stata salvata e decide di aiutare l’assistente del marito, Olivier (Benolt Regent), a completare la musica. La vita riprenderà, e la felicità tornerà, forse, negli occhi di Julie. L’amore insegue la gioia… né può essere altro che questo… il tradimento, l’inganno, la menzogna bastano a se stessi e cadono sui letti della noia e nelle vetrine bugiarde della decomposizione dell’amore simulato. L’amore disvela a ciascuno la ricchezza personale o l’imbecillità senza rimedio… e qui ognuno si scopre, si dà alla presenza o all’assenza dell’Altro. Non c’è conoscenza se non passa nell’inafferrabilità dell’amore. L’amore rende liberi e fa dei limiti o margini emozionali, momenti di sovversione del costume dominante, dell’ordine costituito. L’amore è quella voce, quel sentire, quella felicità che vale mille padri.

La verità, il bene la giustizia sono un’unica cosa… è l’amore che rende la vita dell’uomo, della donna, autentica… quando prendono nelle loro mani il proprio destino e fanno del rispetto reciproco la stella verso cui orientare la libertà. Godere della gioia e della festa della vita significa abolire divieti e proibizioni, liberare tutte le forme di sessualità e rompere i dettati del disagio sociale… la forza del diritto è l’amore dell’uomo per l’uomo, mentre nella società che conosciamo impera il diritto della forza.

II. INNO ALLA LIBERTÀ

La libertà non è un privilegio che si concede, ci si prende e tutti i mezzi necessari al suo conseguimento, sono buoni… i cospiratori della libertà rigettano la realtà, la miseria, l’obbedienza che diventa destino… incrinano l’immaginario istituito e la rappresentazione domestica del mondo… liberano le fantasie, i desideri, i sogni ad occhi aperti e rifiutano l’adattamento all’ambiente circostante… i briganti della libertà non vogliono comandare né obbedire, delegittimano ogni forma di dominio dell’uomo sull’uomo e lavorano all’abolizione radicale di ogni sorta di costrizione (teologica, militare o morale) che non appartenga al principio ugualitario di autonomia dell’uomo, della donna o di un popolo di fronte alle proprie scelte di vita. Ciascuno è sovrano della propria sudditanza o ribellione all’ordine costituito e la libertà non può che nascere al raggiungimento del grado zero del dominio.

In Film blu, Kieslowski affabula l’apoteosi di un silenzio e la rottura di una solitudine. La sceneggiatura è scritta (da Krzysztof Piesiewicz e Kieslowski) secondo le tensioni spirituali ed espressive che ritroviamo in Robert Bresson (per altri versi in Ingmar Bergman), è la stessa tragedia della realtà, è lo stesso scavare dentro i personaggi della storia (abituali al regista francese) per andare a cogliere la presenza della verità e le ferite irrimarginabili del dolore. Juliette Binoche interpreta Julie con grande trasporto. La sensualità, la magia che trasmette dallo schermo è fatta di sguardi, un modo di camminare, muovere il corpo nei percorsi di un sentire la vita che passa addosso e lascia a ciascuno o il profumo dell’amore o il tanfo della morte.

Non è una sorpresa. Ne L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kaufman, Il danno di Malle e più ancora ne Gli amanti del Pont Neuf di Carax, la Binoche aveva mostrato una recitazione minimale, contenuta e sviluppata in un linguaggio del corpo che diviene metafora, desiderio, immaginazione… discorso sulla seduzione e sulla diversità del sedurre… sbarazzarsi di ogni pudore significa inaugurare il tempo dell’amore e della libertà senza confini… scardinare le certezze dell’impostura, ritrovare negli occhi banditi di incontri senza tempo… la rosa e la scure di tutti quelli che hanno dissolto i baci al cianuro e i “cazzi che hanno fatto fiasco” (Roland Barthes) nel loro vissuto… sui singhiozzi irrecuperabili della delicatezza, della tenerezza, del rispetto dell’Altro.

L’amore è l’ingresso della vita (del sorriso) nella morte (individuale e sociale). Chi teme la morte è perché non è riuscito a vivere pienamente/creativamente/ eticamente la propria vita. Ogni trasgressione è in fondo una ribellione contro l’autorità (della famiglia, della cultura, dello Stato…), ma solo at/traverso la trasgressione ciascuno può divenire l’interprete unico della propria storia. Il potere coincide sempre con la stupidità. L’amore sempre con la gioia. Da qualche parte abbiamo scritto che — per la libertà non ci sono catene. Pensare la libertà è, in qualche modo, dargli la voce. Il linguaggio della libertà è tutto ciò che esce dal ghetto dell’emarginazione e si fa coro —. La fotografia (Slawomir Idziak) del film, introspettiva, fortemente sottolineata nel blu, nel verde, nel bianco sparato… il montaggio (Jacques Witta) a tratti corto, altre volte è ritmato sull’asimmetria ellittica di certe sequenze e degli spostamenti della macchina da presa… la musica (Zbigniew Preisner) davvero straordinaria, asciutta, insinuante e sotto un certo taglio surreale, anche interrogativo… conferiscono al lavoro di Kieslowski una forza estetica che è difficile dimenticare.

Film blu è un film sulla disperazione ma non è un film disperato. L’eresia che Julie brucia sullo schermo non è quella della vittima, ma quella di ogni diserzione dall’estasi mercantile che fa della pornografia dei sentimenti una pattumiera praticata da tutte le collere irrisolte (sessualità, amicizie, fedi, ideologie…). L’amore è il rifugio delle proprie emozioni ulcerate dalle emozioni dell’Altro.

Film blu è anche un grande atto d’amore della donna verso l’intera umanità. La chiusa di Kieslowski è emblematica: mentre la Lettera ai Corinzi (di san Paolo) gronda dallo schermo insieme alla musica di Preisner, nasce il bambino del compositore, una nuova vita dunque, un nuovo amore, una nuova sperata libertà. A che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la propria coscienza… l’interpretazione onesta della realtà aderisce al presente e senza mentire mai designa il rapporto tra il linguaggio e il vero… e solo il linguaggio liberato di tutte le croste sapienziali costruisce la vita autentica. La libertà, sotto ogni taglio, è opposizione all’ordine dominante, è rottura… la forza utopica è creatività del dissenso e viola i limiti stabiliti della realtà costruita… è la culla delle rivoluzioni passate e di quelle future… la libertà canta la comunità egualitaria che si scaglia contro la storia scritta e deformata dai vincitori… c’è un tempo dell’utopia (della seminagione) e un tempo del raccolto (della rivoluzione), lo stesso tempo in cui si taglia il grano per farne il pane degli ultimi e dividerlo nelle notti intorno al fuoco con le lucciole di maggio… la storia annienta i vinti, tuttavia non riesce mai a cancellare il loro diritto alla vita fino in fondo… dove la menzogna diviene realtà, l’immaginario utopico insorge contro l’immaginario istituito e il tesoro perduto delle rivoluzioni si arma di nuove idee e fa esplodere la continuità della storia (come apologia del potere)… la nascita della democrazia partecipata, diretta o dei consigli è tutta qui.

La libertà o l’alterità dell’utopia denuda il blocco immaginario della coscienza storica (la concezione mitica dell’autoritarismo) e accusa l’arcaico, il mitico, il sacro di tradimento e crimine contro l’umanità… la libertà in utopia è un’opposizione all’ordine dominante, è strappo, è creatività del desiderio di vivere tra liberi e uguali nel campo del reale e del possibile… il suo conseguimento segna la fine della rappresentazione inumana del mondo.

25 volte ottobre 199

1 Giordano Bruno, Spaccio de la bestia trionfante (1854), UTET
2 E.M. Cioran, La fascinazione della cenere, Il notes magico, 2005

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