





“A giudicarla dai tiranni che ha prodotto,
la nostra epoca sarà stata tutto, tranne che mediocre”.
E.M. Cioran
A memoria di ubriaco non si era mai vista tanta imbecillità nella macchina/cinema hollywoodiana quanto quella consolidata e orchestrata al tempo della civiltà dello spettacolo… a giudicarlo dai film imbecilli che ha prodotto, il cinema hollywoodiano sarà stato tutto, fuorché intelligente… (il cinema dell’intero pianeta non è che la riproduzione in scala ridotta dell’imbecillità della fabbrica dei sogni a stelle e strisce). Raggiungere la fama è una droga che fa di coloro che vi si dedicano, dei dementi in potenza… un cretino qualunque può aspirare al successo, basta entrare in politica o nell’arte degli imbecilli… a sinistra sembra una vocazione essere degli imbecilli col fregio da commissari del popolo… i fascisti sono fascisti, e basta… andrebbero appesi per i coglioni ai cancelli dei giardini pubblici, non solo per mancanza di fantasia, ma soprattutto per manifesta stupidità all’idolatria del dittatore… gli uni e gli altri mestano nel medesimo porcile e nemmeno ci fanno bella figura.
Le baracconate del cinema hollywoodiano ci hanno estenuato così tanto che quando ci penso mi viene la voglia di mettere mano alla torcia di Lazarillo de Tormes e incendiare il lenzuolo bianco… nemmeno gli analfabeti della preistoria erano così propensi all’imbecillità montante che si promuove ad arte nella civiltà dell’apparenza… l’imbecillità e la filmografia da Oscar, quasi sempre, sono un’unica e medesima cosa… lo ribadiamo… se ce ne fosse ancora bisogno… la fabbrica delle illusioni di Hollywood ha più affinità con gli esulcerati della stupidità per famiglie che con i poeti randagi che hanno fatto del cinematografo un’arte immortale.
La lingua di serra del cinema dell’apparenza, sin dalle sue origini, è la lingua-merce di un sistema di saprofiti che fanno film per platee annoiate fino allo sfinimento dei sogni e li rivestono di inferni desiderabili. Come le religioni monoteiste o i discorsi da tribuna, i film convincono, convertono, incidono sul pensiero di spettatori più stupidi di ciò che ingoiano davanti a uno schermo, un video o uno smartphone… come nei miti delle canzonette, più vuoti delle loro etichette di arrabbiati (i Beatles e i Rolling Stones, per tutti)… le storie, gli attori, i registi sono parte di un sommario di decomposizione dell’intelligenza… le memorie di una lavandaia semi-analfabeta sono più interessanti delle loro fesserie tecnologiche… almeno la lavandaia ha addosso il vissuto delle sue parole… tutto ciò che è esagerato è insignificante, non perché è esagerato ma perché è falso, più falso delle storie dei santi.
L’uomo è la copia esatta della merce che adora o la rivolta che cova contro ogni forma di rimbecillimento culturale e politico, in attesa di dare inizio alla festa… quella che canta le capanne e dà fuoco ai castelli nell’ora del tè… un soggetto cinematografico mai accettato dalle case di produzione… perché gli interpreti sono presi dal vero… dalla strada, dai palazzi, dalle periferie che cantano la rivolta degli indesiderabili… i dannati della terra non hanno scampo… non tirano al botteghino… meglio una puttanella che sculetta intorno a un palo in un bar per avvinazzati o un cretino che ironizza con i nazisti e i forni crematori o una famiglia omologata alle differenze sessuali che fa la pubblicità all’auto del futuro… mettono d’accordo tutti gli ebeti della sinistra e della destra… la stessa porca gente… tutti possono dire tutto su quel papa, quel capo di stato, quel despota o quel principe arabo che vende armi anche alle capre del deserto, basta che non facciano sul serio.
L’impero finanziario che sostiene guerre, colonizzazioni, terrorismi della Borsa non ammette sgarri… poiché ha costruito le sue cattedrali sulla musica delle mitragliatrici, la carta stampata, il cinema, la fotografia… si sente protetto nelle sue efferatezze sociali… e i popoli? I popoli guardano la loro dignità sfigurata sui marciapiedi della storia come baldracche senza clienti. Agli uomini è permesso di votare e scegliere i loro aguzzini in bella calligrafia… nemmeno la Santa Inquisizione ha fatto più vittime dei partiti, dei governi, degli imprenditori, dei sindacati, delle polizie sulla faccia della Terra… anche quelli che hanno una biblioteca ragguardevole sono proni alla cortigianeria del profitto e tutti vanno insieme al ballo mascherato della società dello spettacolo. Ribadiamolo: “Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini (…) Lo spettacolo è il discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo. È l’autoritratto del potere all’epoca della gestione totalitaria delle condizioni di esistenza” (Guy Debord). Il mondo possiede già il sogno di un tempo spettacolarizzato sin dentro le viscere dell’esistenza…. non ha che da possedere la coscienza per viverlo realmente e distruggerlo alla radice… per affacciarsi a nuove aurore di pace, amore e fraternità tra le genti.Di Anora o il trionfo dell’imbecillità. Il film ha vinto la Palma doro al 77° Festival di Cannes (2024), ottenendo una standing ovation di 10 minuti alla fine della proiezione… ha ricevuto il plauso universale della critica cinematografica ed è stato nominato uno dei migliori 10 film del 2024 dal National Board of Review e dall’American Film Institute.
Alla passerella degli Oscar 2025… Anora conquista il premio dei premi per miglior film, migliore attrice protagonista, miglior regista, migliore sceneggiatura originale, miglior montaggio… ci mancava solo che i “giurati” dell’Academy Awards conferissero al film anche la beatificazione per eccesso di banalità e davvero sarebbe stato il film più folgorante mai asceso al paradiso della stupidità.A nostro disdoro, va detto anche che i membri dell’Academy Awards hanno avuto la temerarietà di riconoscere un Oscar per il miglior documentario a No Other Land (2024) del collettivo israelo-palestinese formato da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal… un lavoro fortemente ostacolato e definito antisemita dai sionisti israeliani… i quali sembra che abbiano dimenticato le atrocità della Shoah, poiché ne stanno perpetuando la barbarie a danno del popolo palestinese. Lo Stato di Israele è fascista, razzista, suprematista e colonialista… il detto: “una terra senza popolo per un popolo senza terra” è un’invenzione sionista… i palestinesi sono occupati, colonizzati, discriminati, segregati, torturati, uccisi… e quando si oppongono alla macelleria israeliana, l’ipocrisia del governo israeliano li chiama terroristi, anche i bambini. La grande parte dell’umanità non accetta né può accettare queste discriminazioni… e prima o poi i Paesi dovranno riconoscere lo Stato di Palestina… e gli israeliani e i loro sostenitori più vigliacchi, gli Usa, ma non solo, saranno giudicati per delitti contro i diritti dell’uomo.
Anora: New York, ai nostri giorni. Anora (“Ani”) è una giovane spogliarellista in uno strip club… non sappiamo nulla della famiglia russa… vive con la giovane sorella ventitreenne in un monolocale di Bringhton Beach… scopa con disinvoltura con quanti cercano di configgere la propria solitudine con un pompino fatto in compagnia di altri più soli di loro…. siccome sa un po’ di russo, una sera il padrone del bordello affida ad “Ani” un giovane cliente molto ricco, Vanja, un po’ stupido, un po’ drogato, un po’ figlio di puttana di un oligarca russo… la ragazzetta si dà da fare sullo schermo… agita il culo come una bandierina da golf… esibisce il corpo nudo come può, senza un filo di sensualità… una Barbie che di osceno ha solo la sopportabilità di vederla sullo schermo al posto di Rita Hayworth nel film Gilda (1947) di Charles Vidor… vestita di nero… alla quale bastava sfilarsi un guanto con la musica di Put the Blame on Mame, per far rizzare il cazzo in tutte le direzioni.
Vanja compra i rapporti sessuali di Ani per 15.000 dollari… dovrà essere la sua fidanzata per una settimana… finiscono a Las Vegas in un hotel-casinò, bruciano soldi e droghe con gli amici, l’ultima notte Vanja e “Ani” si sposano… quando l’oligarca e la moglie vengono a sapere che il figlio si era sposato con una prostituta, ordinano al faccendiere armeno T’oros di annullare il matrimonio e prendono l’aereo per New York. T’oros manda due guardie del corpo alla villa dei giovani sposi… Garnik e Igor’… c’è una colluttazione con “Ani”, l’imbrigliano con il filo del telefono e di una lampada e le tolgono la fede nunziale. Vanja riesce a fuggire. T’oros è disperato e insieme ad “Ani”, Garnik e Igor’ vanno a cercare Vanja nei locali notturni di New York. La ragazza accetta di annullare il matrimonio per 10 000 dollari. Trovano Vanja a Brooklyn, nel medesimo strip club dove si erano conosciuti. Vanja è talmente ubriaco che non è in grado di sostenere nessun discorso davanti al giudice di New York che deve cancellare il matrimonio, ma non è di sua competenza e deve essere abrogato da un giudice del Nevada (dove è stato contratto il matrimonio)… tutto il gruppo va dai genitori di Vanja arrivati a New York… dicono ad “Ani” che non farà mai parte della famiglia… sull’aereo che li porta a Las Vegas, si sfalda l’unione tra Vanja e “Ani”… “Ani” firma i documenti per l’annullamento… T’oros incarica Igor’ di riportare “Ani” a New York… trascorrono la notte nella villa dell’oligarca, in attesa dell’apertura della banca e incassare i 10.000 dollari di “Ani”… il mattino dopo, Igor’ le restituisce la fede nuziale che aveva rubato dal cappotto di T’oros e “Ani” inizia a fare sesso con lui in macchina… quando Igor’ cerca di baciarla, scoppia in un pianto dirotto tra le sue braccia. The end.
La sceneggiatura di Anora (Sean Baker) è una sequela di ovvietà affastellate una sull’altra e la regia (Sean Baker) cerca in qualche modo di vitaliziare la mancanza di idee, con citazioni approssimative dei gangster-movie giovanilistici, ma non va al di là di inquadrature bizzarre quanto vuote… il montaggio (Sean Baker) è tutto giocato sui ritmi scorciati dei videogame… quando il regista racconta la lunga scena di T’oros, Garnik, Igor’ e “Ani” nella villa dell’oligarca… si sfiora il ridicolo… i cattivi sembrano marionette balbettanti che non riescono a tenere testa a una ragazzetta legata… un’atmosfera scenica da Stanlio e Ollio, senza naturalmente la loro leggerezza artistica. La fotografia di Drew Daniels è tutta giocata sugli effetti di luci e insieme alle musiche di Matthew Hearon-Smith colora un delirio da esagitati che fa rimpiangere financo le stupidaggini di Quentin Tarantino e i filmetti da tre lire e un soldo di Umberto Lenzi, Tanio Boccia o Bruno Corbucci… qui almeno si capiva che non soltanto la proprietà, ma anche la gloria indebita è un furto.
Mikey Madison (“Ani”) ce la mette tutta per cercare di fare una prostituta disinibita… le manca tuttavia la necessaria carnalità, lascivia, voluttà del ruolo e la sua interpretazione non va oltre la dozzinale riproposta della Cenerentola/squaldrinella in cerca del principe azzurro, che è uno scemo di non poco conto, Vanja… interpretato da Mark Aleksandrovich Eydelshteyn… circola nel film con una sregolatezza così finta da suscitare non poche volte l’ilarità. Aleksandrovich Borisov fa Igor’… non si capisce se è fa il tonto o la sua caricatura… non è credibile mai. Karen Karagulian è T’oros… l’oscuro religioso armeno… sembra che sia capitano sul set di Anora per caso… suo malgrado e insieme a Igor’ e Garnik, buttano le sequenze che li riguardano tra la commedia e la farsa involontaria.Garnik poi (Vache T’ovmasyan), è una sorta di gorilla che fa ridere anche i bambini avvezzi alle schifezze televisive. Finiamola qui. Sotto il luccichio di questa desolazione, i particolari uccidono il vero che solo la rivolta del disinganno rende possibile.
Il successo di Anora ci ha davvero stupito… ci siamo trovati nel bel mezzo di un film così acclamato per la sua insignificanza filmica che ci ha provocato cattive inclinazioni… per raggiungere non tanto la felicità quanto la dissennatezza che dovrebbe provocare un’opera d’arte… ci siamo spinti a pensare che dovremmo liquidare una buona parte dei film che circolano sugli schermi/specchio della terra, e praticare quotidianamente il massacro della “bella parvenza”, Nietzsche, diceva… siamo fermamente convinti che l’epoca dello spettacolare integrato è al fondo dell’alienazione parassitaria della finanza internazionale e della politica servente, e coincidono perfettamente con la fine di un ciclo di civiltà. Un mondo senza tiranni, del resto… sarebbe altrettanto noioso di un parlamento senza stupidi… poiché ogni regime, ogni arte, ogni popolo si assicura la propria salvezza sul confessionale di istrioni, di burattinai, di assassini in formato grande… l’uomo si adatta a tutte le consolazioni della fede, delle ideologie e dei mercati… e a vantaggio della propria perduta dignità, riceve in sorte le stigmate di una schiavitù culturale di basso profilo che lo salva dalla paura e lo assolve dal coraggio di disobbedire… e si trova così a sostenere in piena gloria, crimini contro l’umanità. Buona Visione.
Piombino, dal vicolo dei gatti in amore, 13 volte marzo, 2025