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Lettera a Ivan Della Mea

Inserito da serrilux

Lettera a Ivan Della Mea

“I filosofi hanno tentato di capire il mondo, il nostro problema ora è di cambiarlo”. Karl Marx

Ciao a te, Ivan, ti vedo lì, insieme a tuo fratello, Luciano, nella vita sognata degli angeli ribel­li, stretti a schiere di compagni di strada a cantare con il disincanto dei poeti del pugno chiuso contro il cielo del potere, i desideri, i sogni, la critica radi­cale di uomini, donne appassionati al ribaltamento di prospettiva di un mon­do rovesciato, insorti in difesa dei popoli sfigurati, violati e impoveriti a mar­gine delle democrazie dello spettacolo. Ogni forma di autorità ti era intollerabile, la dipendenza insostenibile e la sottomissione impossibile… questo cantavi come un trovatore di idee di amo­re, di resistenza e libertà… non riesco a immaginare la tua filosofia di vita senza il romanzo autobiografico che l’accorda… non c’è peggiore schiavitù del sentire la propria esistenza modellarsi poco a poco alle mitologie mercan­tili della società dello spettacolo, dicevi… mentre ridevamo con Luciano a quel tavolo di legno, in quella casa di collina nella campagna di Lucca. Il vi­no rosso nascondeva inutilmente la nostra malinconia e le nostre lacrime per qualcosa che era stato e non non c’era più… ma che non cessava di vivere nei nostro cuori in amore per la “disperanza” di una società più bella e più giusta per tutti. Le tue canzoni libertarie hanno accompagnato i “ragazzi gioiosi” del ’68 fi­no ai nostri giorni e niente può far scomparire la tua voce e le tue ballate dal cuore di molti… le tue canzoni hanno investito la morale dei padroni e ridico­lizzato la genuflessione dei servi. C’è sempre qualcuno che preferisce le menzogne del potere e altri, come te, la bellezza dei sognatori che esortava a godere e a far godere la giustizia dei giusti. Mai più berremo così giovani e così belli, ma sogneremo ancora di danzare sulla testa dei re! I dannati della terra e il genio collerico della rivoluzione sociale hanno trac­ciato i tuoi passi nella storia degli ultimi e portato ovunque un uomo soffriva, la solidarietà, la fratellanza, la condivisione delle lotte sociali per seminare il reincanto del mondo. Sei stato, e lo sei ancora, un “cattivo maestro” che mi ha aiutato a comprendere meglio le “stanze del cuore”… non si vede bene che col cuore. Il vero è accessibile a chi si fa bambino restando uomo, don­na, all’incrocio dei venti e delle tempeste sociali. Ciascuno è responsabile del­la propria esistenza o della propria mediocrità, dicevi. Di più. Mi hai inse­gnato di diffidare di ogni forma di autorità, per principio. Sapevi che il fucile e l’aspersorio vanno sempre d’accordo e gli esclusi del sapere, sovente, ac­cettano la propria miseria come fosse un destino. La memoria della storia partigiana però insegnava che la libertà dell’imma­ginario è un sentiero di nidi di ragno, un viatico dolente, un andare verso la comunità che viene. “Se vuoi arrivare primo, corri da solo, se vuoi andare lontano cammina insieme”, dice un proverbio africano. Alla scuola dei tiranni si abbeverano gli stolti, ricordi? Il nostro parlare mentre giravo un film-docu­mentario su Luciano? Una società incapace di generare l’Utopia non va dife­sa ma aiutata a crollare. Il mio maestro e amico, Pier Paolo Pasolini, scriveva: “Quanto al futuro, ascol­ti: / i suoi figli fascisti / veleggeranno / verso i mondi della Nuova Preistoria. / Io me ne starò là, / qual è colui che suo danneggio sogna / sulle rive del mare / in cui ricomincia la vita. / Solo, o quasi, sul vecchio litorale / tra ru­deri di antiche civiltà”. È lì, Ivan, che ti vedo, con una chitarra sulle gambe e la voce roca che canti — “Noi siamo gli ultimi di un tempo / che nel suo male sparirà. / Qui l’avvenire è già presente /chi ha compagni non morirà” —… e te sei ancora qui, tra noi, a ricordarci i migliori anni della nostra vita. Educare alla libertà è il presupposto di ogni educazione… e il compito di menestrelli del popolo è quello di lavorare per l’educazione alla libertà, so­stenevi, con quel mezzo sorriso sarcastico, da utopista irriducibile… e anco­ra, assumendo con il corpo e le mani di ragazzo in fuga quel sentire univer­sale che si fa profezia… non si deve tenere conto di vivere, ma di vivere bene tutti, e tutti insieme… è dalla consapevolezza della rivolta, e solo da questa, che può nascere la coscienza sociale che incendia il presente e porta al cambiamento della condizione umana… educare, è bene chiarirlo una volta di più, vuol dire aiutare qualcuno a crescere, perché non ci può essere edu­cazione senza libertà e la libertà è frutto di un’educazione alla libertà. Dolce amico e compagno di idee amorose… ti vedo a cavalluccio di una stel­la rossa là dove finisce il mare e comincia il cielo, che te la ridi con Luciano e un mio amico che ho conosciuto tanti, tanti anni fa e non ci siamo più lascia­ti… era un Piccolo principe dispettoso di ogni principio o passione che non fosse la propria… faceva l’altalena con gli dèi ma non ne teneva conto, più di ogni cosa coltivava la sua rosa nel deserto dell’infanzia… mi lasciò in do­no un piccolo libro di foglie di mais e rilegato in pan di zucchero, era scritto in lunanto e lì ho rubato queste parole per te, Ivan:

— ”… Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi… ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha… Quando guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridesse­ro. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere! E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E apri­rai a volte la finestra, così, per il piacere… e i tuoi amici saranno stupiti di ve­derti ridere guardando il cielo, Allora tu dirai: «Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!» e ti crederanno pazzo” —.

Ora sei nel posto più libero del mondo, Ivan… aspettami lì, vengo appena posso, così con Luciano e i fratelli e le sorelle del libero spirito andiamo cer­care storie e utopie che ci vedono ridere e gioire con le nuove generazioni di ribelli alla storia imposta… perché nessuno può comprare un sorriso o arre­stare la gioia… il conformismo delle idee è la tomba di un popolo e la libertà si manifesta soltanto nel disconoscimento delle fedi. La vita senza utopie è irrespirabile e vivere veramente, come tu mi hai trasmesso, vuol dire accettare gli altri, nelle loro diversità e paure… si tratta di creare l’amore, la società degli uguali e la disinvoltura… è deplorevole per l’educazione della meglio gioventù che i ricordi sul Sessantotto (una stagione mai finita, quando anche i vini vennero migliori e tornarono le lucciole) sia sempre scritta da gente che il Sessantotto non ha ammazzato o soltanto seppellito sotto una risata. “Il pane si spezza, non si taglia”, diceva mio padre, che sapeva di mare… e mia madre, popolana fiorentina, fiancheggiatori di partigiani… “Un uomo ha diritto di guardare un altro uomo dall’alto, soltanto per aiutarlo ad alzarsi”… Noi, Ivan, che siamo stati allevati nella pubblica via, il più sovente istruiti nel­le osterie di porto come alla scuola della vita, che guardavamo alzare il bic­chiere di rosso ai nostri padri contro la testa dei padroni… noi che non ab­biamo mai avuto bisogno di patrie, perché la sola patria che riconosciamo è quella dove ci si sente bene e in buona compagnia… noi che abbiamo ben conosciuto amici che hanno soggiornato in molte galere e, qualche volta, so­no morti sui marciapiedi della terra con i pugni chiusi… la maggior parte di loro erano stati condannati per fatti politici, tuttavia abbiamo molto imparato anche da chi frequentava le galere per reati comuni o insofferenze pratiche contro l’ordine costituito… noi abbiamo frequentato soprattutto, poeti, ribelli e poveri. E te, Ivan, con la tua vita cantata per tutti gli indesiderabili della ter­ra e i cani perduti senza collare, ci hai insegnato a vivere come a morire, for­se… non ci hai fatto mai dimenticare che i padroni hanno anime di schiavi. I veri poeti sono sempre misconosciuti, forse anche te, Ivan… le tue parole, i tuoi canti, i tuoi sorrisi avvolgenti, riportano all’infanzia di nuove stagioni di bellezza… gli amici, l’amore, la politica, incidentalmente… hanno corrisposto a un’idea di felicità che tracciavi sulla tua via… sapevi che quando gli uomini si accorgeranno della loro fame di giustizia, ci sarà la rivoluzione dell’intelli­genza ai quattro angoli del mondo… fai di ogni lacrima una stella e del-l’amore fiori di carta colorata che accompagnano i tuoi sorrisi nel tempo. Consegna il tuo sogno al mondo e i tuoi silenzi inzuppati d’amore profume­ranno di dolcezza e di rosa. Nulla è stato scritto né in cielo né in terra, tutto è invece nell’amore che riusciamo a darci. L’amore viola i limiti della soffe­renza per fiorire sui sorrisi della libertà. Il coraggio di amare, significa vivere anche la diversità, accettare la solitudine, la libertà e l’amore di noi e tra noi che si fa vita. Non devi temere di perdere l’amore, devi aver paura di non averlo incontrato mai. Ciao a te, Ivan, verra l’amore e avrà i tuoi occhi.

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