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Storia apocrifa del gelato artigianale e il paese degli stupidi

Inserito da serrilux

Storia apocrifa del gelato artigianale e il paese degli stupidi

Dedicatoria ai perduti amanti del gelato artigianale, quando i gusti erano pochi ma buoni, i coni sapevano di biscottoe i colori dei gelati s’ingoiavano la speranza negli occhi e la bellezza nel cuoredi un mondo dove ogni bambino non doveva più piangere né rubare per avere il suo gelato…

 

Gelato artigianaleLa storia apocrifa del gelato artigianale è alle radici dell’umanità … nella Bibbia si menziona Isacco, che per placare l’arsura porge al padre Abramo (o viceversa) una ciotola di latte di capra misto a neve… poi secoli di gelati consumati solo da re, regine, Papi, baldracche con il vizio della politica, condottieri, assassini di rango… Alessandro Magno, re Salomone, Giulio Cesare, Cleopatra, i Borgia papi, Mussolini, Hitler, Stalin ad esempio… si sono mangiati il loro gelato fatto all’istante… intanto facevano trucidare così tante persone che mettevano in pericolo la manodopera, mai il cammino del gelato artigianale ad uso dei palati “fini”. Quando anche gli operai hanno avuto il loro cono di mille coloranti, l’industria del gelato (che compartecipa – attraverso la Borsa – alla fabbricazione di autostrade, vestiti, auto, film, televisioni, telefonini, giocattoli, cannoni, santini…) ha portato il gelato nelle famiglie e su tutte le tavole… il gelato è diventato come le schede elettorali… tutto finto, fa male e tutti dicono che è buono!

Storia apocrifa del gelatoMi sembra di essere nel Paese degli stupidi, dove oltre il 40% degli elettori votano il buffone di corte, credendo abbia il carisma del re, e invece è solo una mezza calzetta di attore, così stupido che solo un pubblico di stupidi può credere ai suoi lazzi e sberleffi da commedia dello sghignazzo. In un amorevole libretto per bambini affetti da curiosità belligerante [Allegro ma non troppo. Pepe, vino (e lana) come elementi determinanti dello sviluppo economico nell’età di mezzo. Le leggi fondamentali della stupidità umana, Il Mulino, 1988], l’emerito prof. Carlo M. Cipolla ci ricorda: “La Prima legge Fondamentale della stupidità umana asserisce senza ambiguità di sorte che: Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione”. Altrimenti gli uomini e le donne come potrebbero accettare di essere governati in questo modo e a questo prezzo? Una messe di farabutti, impostori, ciarlatani, criminali arroccati agli scranni dei parlamenti si sono arrogati il diritto (attraverso la delega irrevocabile, anche) d’impoverire interi pezzi di popolo a favore di una casta di privilegiati che andrebbero destinati a un letamaio… la stupidità è necessaria ad ogni potere e per questo che la promuove nelle scuole, nelle chiese, nelle fabbriche, nei partiti, nelle arti, nelle merci… ogni governo porta la pioggia acida nei cuori, la rivoluzione sociale il bel tempo e il ritorno delle lucciole a Maggio.

Storia apocrifa del gelatoIl Paese degli stupidi non è finito troppo bene… chi alzava troppo la voce o tossiva di traverso, è stato messo in moderne caverne e guardare la propria ombra… la paura genera paura e il servaggio riproduce folle di gnomi con l’inclinazione all’inginocchiatoio e alla confessione… la messa in scena dei media puzza di tradimento e il colera generalizzato che produce contamina chi non ha voce né volto… burattini e burattinai della politica esprimono bene la teoria dello scarafaggio… che è il liberismo della merda a portata di tutti… l’utopista incarna lo stupore e la meraviglia, l’imbecille guarda il dito che indica la merce e pensa che sia la luna!
La storia dell’arte del gelato artigianale presuppone rotture radicali con i malevoli dell’industria del gelato che la condizionano… contrappongono un’etica della dolcezza e un nuovo ordine amoroso del gelato artigianale all’impresa funesta dell’avvelenamento sistematico dei piaceri, e mostrano che la produzione del gelato senza coscienza non è che rovina dell’anima. gelato003Il godimento gioioso del gelato indica il passaggio da una sovranità popolare inedita al bene comune. La proprietà privata del gelato è un furto! Per raggiungere la maggior felicità per il maggior numero occorre riscrivere la storia del gelato artigianale e prendere a calci in culo i mistificatori del consenso e in un eccesso di umanità ridare il sorriso ai ragazzini con la bocca sporca di gelato.

Nel Paese degli stupidi i gelati hanno continuato ad essere leccati da tutti e i partiti si sono ingoiati intere torte di gelato… i preti si sono sporcati le mutande di pizzo argentino con il gelato di cioccolato a latte… solo un pugno di poeti, di ragazzini, di inadatti alla filosofia del gelato contraffatto con chi sa quali polveri… si erano accorti della cattività di questo Paese pieno di stupidi e di strane bandiere di rosso sbiadite… e non ne vollero mangiare di quel gelato, si portarono sulle alture delle città, sulle spiagge più bianche o sui monti che bucano il cielo e lì tra danze discinte e baci al profumo di tiglio presero a ridere su quel popolo di stupidi e non la smisero più, fino a quando nuovi partigiani del gelato (senza conservanti, coloranti o frutta fuori stagione) fecero dell’arte del gelato anche l’arte di vivere tra liberi e uguali. Anche i bambini che tirano i sassi alle stelle, sanno bene che il profumo del gelato degli angeli è “tremendo” e influisce sul corso/mutamento delle costellazioni.

Storia apocrifa del gelato

Dal Grand Ducato di Utopia, 68 volte del mese che non c’è,
nell’anno di grazia del Maggio in cui ritornarono le lucciole nei campi di grano

BOMBA ANARCHICA

“Fate una crema con 2 litri di latte freschissimo, bucce sottili di limone e di arancio,
Gr. 300 di zucchero e 12 rossi d’uovo. Crema ben tirata, appena ritirata dal fuoco
versatela in un recipiente dove avrete messo un quinto di zucchero bruciato nerissimo,
dovendo l’esterno di questo gelato riuscire molto scuro, colore preferito dal partito.Fatto ciò passatelo allo staccio n. 3 e quando è freddo gelate come al solito.
– Con questa pasta nerissima dovete foderare la bomba in abbondanza.
All’interno lo riempirete a strisce con pasta rossa, bianca, bleu come volete
e quindi mettete al forno per parecchio tempo. –
Questa bomba una volta fuori dallo stampo va guernita con un pugnale di lama bianca
con un manico rosso fatti antecedentemente con gelato.
Se saprete attenervi alle mie istruzioni vi deve riescire un gelato bellissimo e di grande effetto”.

Enrico Giuseppe Grifoni,
Trattato di gelateria. Manuale pratico per la fabbricazione dei gelatie conserve,
(Bietti) 1911, ristampa anastatica, Lazarus Edizioni, 2012

Pedro Luis Raota. Sulla fotografia dell’assurdo

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Diane Arbus. L’Angelo nero della fotografia in anarchia

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James Natchwey. Sulla fotografia del dolore e le lacrime dei vinti

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LIU XIA: Sulla fotografia dei diritti umani

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